Gli uccelli e altri racconti

“Poi li vide: i gabbiani, laggiù, cavalcavano le onde. Quel che dapprima aveva creduto essere la cresta bianca dei flutti erano invece gabbiani, centinaia, migliaia, decine di migliaia”.

Questa scrittrice è stata per me una vera scoperta, piacevole e intensa.

La Du Maurier scrive romanzi e racconti intrisi di pathos, da rimanere con il fiato sospeso, degni di essere definiti gotici e di aver ispirato grandi registi come Alfred Hitchcock.

In questa raccolta di racconti ritroviamo ”Gli uccelli”, noto ai più per la grande pellicola del medesimo titolo. All’improvviso, senza motivo apparente, stormi di uccelli di qualsivoglia tipologia, assalgono gli uomini con l’intento di uccidere, senza mezze misure. Anche i più scettici dovranno ricredersi e proteggersi da questi animali assassini.

I successivi racconti, meno noti, non sono meno suggestivi del precedente. Meravigliosa la descrizione del melo, albero che prende le sembianze della moglie defunta, in grado di lasciare un marchio indelebile nella vita del coniuge.

E ancora, sacerdotesse che vivono vite infinite, e la marchesa, e tanti altri protagonisti.

La penna della Du Maurier è vibrante e calda, energica e poco accomodante.
Vale la pena conoscerla più da vicino.
Luna

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Canto della pianura

“ I fratelli McPheron le stavano aspettando. Uscirono subito di casa e accolsero le donne nella piccola veranda. Non parlarono, non mossero un dito. Rimasero rigidi e impassibili come figure di gesso ferme nel portico, due statue molto realistiche di santi minori”.

Ho appena finito “Canto della pianura” e sono qui, senza parole.
La vita scorre tra le pagine e io mi ritrovo a pensare a questo canto corale che si svolge a bassa voce, senza disturbare. Sono esistenze semplici alla fine, ma che hanno tanto da dire.
Anime tormentate che sprofondano nella disperazione.
Ragazzini abbandonati, relazioni che si snodano nei miseri bar di paese.
Rapporti falliti, storie di tutti i giorni, echi nel tempo.
Mi sono tanto affezionata ad ognuno di loro, mi hanno conquistata teneramente.
I miei preferiti sono loro, i fratelli McPheron, uomini di altri tempi disposti a tutto pur di proteggere ciò che amano in maniera pura.
E poi c’è Holt, le sue strade, le anime che le percorrono.
Diverse scene vedono come protagonisti gli animali, e sono davvero intense e toccanti.
Perché nella contea di Holt ogni circostanza ti coinvolge e ti segna, ogni movimento fa parte di un disegno ben definito.
Sono grata a Kent Haruf per aver creato questo mondo così commovente e tanto vicino ad ognuno di noi.
Grata di essere tornata ad Holt.
Grata di poter tornare ogni volta e altre volte ancora.
Luna

Vita segreta delle emozioni

“..ho capito che la felicità non è solo un istante, ma un percorso, quasi un viaggio, che attraversa anche le mie tristezze”.

Ed è stato effettivamente un viaggio, un iter profondo fatto delle più complete emozioni umane. L’autrice ne parla con rispetto, come se anche le emozioni peggiori fossero degne di un certo valore, anche se difficili da accettare. Ne parla con garbo, con autenticità.
È un saggio che parte dalla nostalgia e dal rimpianto, tocca l’ansia e la compassione, passa per l’antipatia, l’ira, l’invidia e la gelosia, giunge alla meraviglia, alla felicità e, infine, alla gratitudine.
Vi dicevo che è un viaggio completo!
Tante pagine mi hanno colpito, ho sottolineato intere frasi, parole e parole fatte di concetti astratti, seppur tangibili e pragmatici.
Le emozioni sono fatte di eventi quotidiani, inutile scacciarle via anche solo per la vergogna. Sono fatte di umanità, e per queste degne di osservazione e cura.
La Gasparri si diletta a fare tuffi nel suo passato, e si esamina come degnamente impone la metacognizione, intenta ad indagare nei suoi giorni vissuti che rispecchiano un po’ quelli di tutti, seppur con dettagli di diversità.
Mi ha tanto commosso, a volte toccata profondamente.
La filosofia, che traduce in esperienza libera, non è mai data per scontata, ma viene scandagliata e sviscerata con lucidità e cura. Ci sono tantissimi elementi che potrebbero essere analizzati.
Lascio a voi la possibilità di scoprirli.
A voi la voglia di guardare in faccia la miseria di certi vissuti e la nobiltà di renderli eterni, e ricchi di comprensione umana.
Luna

Guarda le luci, amore mio

“Qui, in certi momenti, ho l’impressione di essere una superficie liscia sulla quale si riflettono le persone, i cartelli sospesi sopra le teste”.

La Ernaux ci ha abituati alle sue autobiografie che hanno tanto di critica sociale o di sedute dallo psicoterapeuta.

Questa sua opera è diversa, ma non si discosta molto dai suoi canoni di osservazione della società e di riflessione sulle consuetudini della vita quotidiana.

Per un anno intero, l’autrice costruisce un diario di entrata e uscita dall’Auchan del luogo in cui risiede. Un anno di appunti, di note fatte di visi, colore della pelle, carrelli pieni di spesa. E il cibo diventa occasione per sgombrare il cervello dai soliti pensieri ed immergersi nelle vite degli altri.

Lei stessa è una cliente alle prese con merendine, bottiglie di vino, cibo per gatti.

Osserva se stessa e gli altri in un luogo in cui la vita si ferma, o tende a fluire più di quanto si possa immaginare.

È un reportage che si legge nel giro di un’ora, ripeto, non è il classico titolo imperdibile dell’autrice ma, per noi che la amiamo, diventa comunque ulteriore testimonianza di quanto la scrittura della Ernaux sia sublime, ed incredibilmente chiara.
Luna

Le avventure di Pinocchio

Mio amato papà Geppetto,

dopo anni e anni di vita vissuta, dapprima come bimbo burattino e dopo da bimbo vero, posso davvero dirti che ne è valsa la pena. Vivere è un’esperienza unica.
Grazie al tuo amore sono riuscito a vedere il mondo in maniera diversa, anche attraverso i tuoi occhi.
Mi hai dato gli strumenti per capire da me cosa è bene e cosa è male.
Ho capito cosa significa soddisfazione dopo il lavoro, e cura della propria persona quando ci si vuole bene.
Il tuo amore ha alimentato la mia anima giorno dopo giorno e mi ha guidato in ogni mio gesto quotidiano.
Ho imparato a sacrificarmi per chi amo, esattamente come hai fatto tu per me per tanti anni, ho imparato a reagire al dolore quando non era tempo di mollare la presa.
Mi hai insegnato a combattere per raggiungere i miei obiettivi, per la mia autonomia, per non dover mai dipendere dagli altri, per essere libero di pensare con la mia testa.
Grazie al tuo esempio adesso so cosa significa lasciare un segno nelle vite degli altri, so cos’è il rispetto, so darlo e pretenderlo.
Ti ho visto soffrire alcune volte, le tue lacrime mi hanno insegnato a lasciarmi andare, ad accettare quello che non posso cambiare, a cedere alla sofferenza quando è giusto abbracciarla per andare avanti.
Amato papà Geppetto, adesso ho 40 anni e so che la mia vita è tracciata sulla tua anche se svolgo un lavoro completamente diverso dal tuo, anche se la mia realizzazione è arrivata nella mia esistenza in maniera differente rispetto alla tua.
A te devo la mia completezza, il mio essere io, libero di essere come sono.
A te devo i passi che sto tracciando, che ti dedico ogni giorno.
Nonostante il vuoto che sento in ogni giornata della mia esistenza, a te devo l’amore che continuo a provare nei confronti della vita.
Il tuo figliolo continuerà a tenerti vivo dentro il suo cuore.
Il mio cuore, mai senza di te.

Il tuo Pinocchio

Lettera di una figlia/o al proprio padre (auguri per domani papà)
Luna

Breve trattato sulle coincidenze

“Tu sei stata fortunata a conoscere uno come lo zio, ma io penso che.. insomma, che ci sono degli uomini nati per stare soli”.

È esattamente questo il pensiero del postino di Girifalco, un uomo solitario il cui lavoro lo porta a conoscere quasi tutti gli abitanti della cittadina in cui vive e lo obbliga a consegnare messaggi e lettere, non sempre dai contenuti entusiasmanti.
Il postino ha una passione nascosta, quella di aprire la posta indirizzata agli altri, leggerla, e successivamente ricopiarne il contenuto, incluso calligrafia e stile. Il suo segreto è proprio questo: conoscere i segreti di tutti gli abitanti del paese.
In questo modo riesce a vivere le vite che non sono la sua, ad immaginare volti e sentimenti mai provati, a coprire vuoti della sua esistenza difficili da riconoscere e ammettere.
Il postino è un’anima quieta, “non voleva una donna con cui vivere, una donna da toccare e sentire, ma solo particolari da guardare”.
La sua dote del ricopiare in maniera scrupolosa qualsiasi altra scrittura comincia ad entrargli a fondo nell’anima e lo porta a pensare di avere in mano un potere tale da poter cambiare il destino delle cose.
“Se avesse avuto nella condotta quotidiana la stessa sicurezza che ostentava nella scrittura: come scriveva bene, quanto viveva male!”.
Il postino, forse in ritardo ma neanche troppo, riuscirà a capire il senso di vuoto e insicurezza del suo cuore, comincerà a portare a termine le sue intenzioni, inizierà a vivere.
La penna di Dara è sempre lieve e gentile.
Bel titolo anche questo, mai come “Malinverno “ ma ugualmente godibile.
Luna

Rebecca la prima moglie

“Maxim non si era mosso. Mi stava guardando, con il bicchiere in mano. Era pallido in volto. Cinereo”.

Semplicemente stupendo.
Un classico intramontabile, imperdibile.
Conoscevo già la storia di Rebecca e l’impronta lasciata nel suo matrimonio.

Ma la vera protagonista del romanzo è lei, Manderlay.
Una tenuta quasi sospesa nel tempo, luogo dell’immaginario di ognuno di noi, realtà ambita, persa, lontana nei ricordi.
La scrittura della du Maurier è perfetta, asciutta, intensa, avvolgente.
Essenziale nelle sue descrizioni, ma completa nei contenuti.
La du Maurier ha creato un capolavoro, Hitchcock lo ha reso immortale.
Due giovani si conoscono, si innamorano e si sposano in pochissimo tempo.
La giovane moglie si ritrova nell’antica casa del marito, ma ben presto si accorge di non essere sola: a Manderlay vive ancora il fantasma di Rebecca, il mito, la prima moglie idolatrata dalla servitù e sopravvissuta alla morte del corpo.
La donna continua a vivere nell’ala occidentale, ma respira tra le mura domestiche, seduta nella poltrona davanti al camino, scrive ancora le lettere, come faceva nei giorni passati.
Ma chi era davvero Rebecca?
Chi la conosceva veramente?
Era davvero quello che mostrava di essere?
Vi avviso, la du Maurier crea dipendenza, assoluta. Provare per credere.
Luna

La vergogna

“Ma la donna che sono nel ‘95 è incapace di ricollocarsi nella ragazzina del ‘52 che conosceva soltanto la sua cittadina, la sua famiglia , la sua scuola privata, e aveva a sua disposizione un vocabolario ridotto. E, davanti a lei, l’immensità del tempo da vivere. Non esiste un’autentica memoria di sé”.

Questa scrittrice ha inventato un modo diverso di scrivere la propria biografia.
Lo fa per scaglioni, per scene, come se fosse davanti al suo psicoterapeuta nella continua ricerca della comprensione delle cose. Anche in questo libro parla di scene famigliari dove ritrova la ragazza che era un tempo e riesce a separare il ricordo dalle emozioni.
Quant’è brava! I suoi romanzi sono racconti poderosi e intensi. Lasciano sempre il segno.
Il suo stile è chiaro e diretto, ha sempre una marcia in più.
In “La vergogna “ narra di un episodio privato e personale accaduto tra i suoi genitori quando lei aveva appena 12 anni.
Ne rimase profondamente scossa, non sapendo come interpretare la scena complessa che le si presentava davanti agli occhi.
La scrittura di questo romanzo dunque rappresenta per lei una forma di comprensione del suo passato, mirando a togliere la sacralità di certi atti, umanizzandoli nel quotidiano.
La sua rappresentazione della vita è potente così come la descrizione della sua giovinezza trascorsa in quel paese così conciliante e giudicante allo stesso tempo.
Annie Ernaux è una scrittrice che ho scoperto da poco.
Mi sento di consigliarla a tutti voi.
Luna

Il fucile da caccia

“Perché quest’ansia insostenibile, a poche ore dalla mia morte?
La punizione naturalmente riservata a una donna che non ha sopportato la sofferenza di amare e ha cercato la felicità di essere amata sta finalmente arrivando”.

Questo romanzo breve è scritto da un autore che ha del sublime.
Ancor più bella della raccolta di racconti “Amore”, questa opera attraversa le anime di tre donne e di un solo uomo per svelare la loro storia comune, così ricca di mistero e così diversa nella propria insostenibilità.
Amare ed essere amati, tutto ruota attorno a questo cerchio infinito dell’inafferrabilità dell’esistenza umana. Così riservata e oscura come l’essenza di ognuno di noi che gravita tra il certo e l’incerto.
È una storia ricca di consapevolezza e per questo troppo vera e sincera. La scrittura è potente e arde di desideri inespressi e di vite fatte per incontrarsi. Bello al limite dell’impossibile.
Il fucile da caccia può essere il simbolo di un’anima sempre inquieta, alla ricerca di qualcosa in grado di saziare la propria fame, anche quando si è sazi di vita e di dolore.
Questo scrittore giapponese è una mia recente scoperta ma non potrei che consigliarlo a tutti.
Sa parlare al cuore in modo autentico e semplice, quasi senza pretese.
Di lui voglio recuperare tutto. Un consiglio spassionato, leggetelo anche voi.
Luna

Le nostre anime di notte

“Mi chiedevo se ti andrebbe qualche volta di venire a dormire da me.

Cosa? In che senso?

Nel senso che siamo tutti e due soli.”

Non potevo non ritornare ad Holt.
Il rientro è stato stupendo, così come il suo epilogo.
Un racconto sul coraggio di andare avanti e provare strade diverse per continuare la propria esistenza. E si conferma una vita fatta di scelte e di dolci abitudini.
La storia è ormai nota a molti, anche grazie al film che ne è stato tratto.
In un giorno come tanti, Addie, ormai settantenne, chiede a Louis, il suo coetaneo vicino di casa, se vuole passare le notti con lei. L’uomo inizialmente non capisce ma lei parla chiaro, gli chiede di trascorrere la notte insieme, di attraversarla parlando e guardandosi prima che il sonno li colga.
Che richiesta inusuale, non si tratta di sesso insomma.
Il racconto parte da questa proposta e si sviluppa da lì, con tanto altro ancora.
Perché ad Holt ci sono i silenzi ma anche gli schiamazzi allegri mentre ci si bagna in un torrente.
Ci sono le storie degli individui e delle famiglie. C’è la vita ordinaria che si trasforma in straordinaria perché è la vita di ognuno di noi, fatta di mancanze, di parole dolci, di momenti sereni.
Ed è proprio in quelle notti d’ascolto e parole che Addie e Louis si conosceranno e impareranno l’una dall’altro.
Holt ritorna al lettore per l’ultima volta, questo è l’ultimo romanzo scritto da Haruf.
Una storia raccontata con urgenza, esigenza dei protagonisti e del suo stesso autore, ormai morente.
Il giusto sigillo dato ad Holt, nella quale voglio ritornare, per poi perdermi.
Luna