Crepitio di stelle

“A volte credo che invece le cose vadano proprio al contrario: chi chiede poco si vede offrire tutto, e chi non ha a cuore niente raggiunge la libertà. E più di così non si può avere. Se solo riuscissi ad impormi di non voler nulla!”


Alla fine ti affezioni a tutti loro.
Al signor Boovar che di notte fa il pane mentre ascolta la musica.
Al vecchio proprietario della biblioteca seduto sullo sgabello di legno.
Al bisnonno, anima vagante e inquieta, e alla bisnonna che tira avanti senza guardarsi indietro.
Ci si affeziona al ragazzino che racconta, alla sua matrigna silenziosa e smunta.
Al suo povero papà, rimasto solo troppo presto, e alla vita che cambia veste ma non sentimento.
Mentre il racconto prosegue ci si affeziona agli eventi, alle pinne di foca, al freddo che non perdona, alle infrazioni giustificate.
Ci si affeziona alla vita che continua, alle perdite necessarie, al verificarsi degli eventi.
Si impara ad amare la scrittura cristallina di una mente lucida e attenta. Ad apprezzare i passi di una storia che vuoi rileggere per riuscire ad afferrarli ancora.
Nomi che non vengono dati, volti che puoi solo immaginare.
Stefansson mi ha stupita per la sua delicatezza, per avermi saputo donare crepitìi di stelle, musi infreddoliti, amori ricambiati.
Uno scrittore che mi piacerebbe incontrare di nuovo per poter assaporare un’altra storia.
Il fuoco del ricordo si spegne mentre il ragazzino racconta ancora.
Luna

Se i gatti scomparissero dal mondo

“Se inizi a pensare al senso, la tua vita non comincerà mai. Che importanza ha il senso? La vita non ha un senso. La vita è una bella, magnifica, cosa. Anche per una medusa! Ecco perché anche le meduse hanno ragione di esistere!”.

Questo romanzo ha davvero dei punti molto forti.
Beh, prima di tutto, il grande significato che affiora dalle pagine, una dopo l’altra.
Il senso della vita e il senso della morte. Una riflessione su tutto quello di cui possiamo fare a meno, su come continuerebbe la nostra vita senza cellulari, film o orologi.
Poi, ancora, il senso degli affetti, dei ricordi che rimangono dentro negli anni.
Dove vanno a finire le persone che ci lasciano? E dove sono quelle che abbiamo deciso di tenere fuori dalle nostre giornate?Cosa occorre fare nei giorni precedenti alla nostra morte?
Sembrerebbe un romanzo cupo e pressante, invece è scritto con un linguaggio molto semplice e il racconto è narrato in forma leggera.
È questo l’urto che si subisce: tutto il peso del mondo sulle spalle trasmesso con la leggerezza posseduta dalle ali di una farfalla.
L’effetto è comunque assai piacevole. Mi riservo di capire bene cosa non mi ha appagata completamente.
Forse, nel corso della narrazione mi sono lasciata distrarre e i ragionamenti buoni e semplici a volte non mi sono bastati.
Avrei voluto ancora di più.
Tuttavia, questo libro ha davvero molto di buono.
Il finale, ad esempio. Il finale è puro amore.
Luna

Guida il tuo carro sulle ossa dei morti

“Come fa Dio a esaudire contemporaneamente tutte le preghiere in tutto il mondo? E se sono in contrasto l’una con l’altra? Deve ascoltare le preghiere di tutti i figli di buona donna, dei demòni, delle persone cattive? E loro pregano? Ci sono luoghi dove questo Dio non c’è?”.

Janina Duszejko è come un Animale freddo e sorridente. Attenta agli altri animali, di ogni specie.
Niente le sfugge. È arrabbiata.
La sua Ira viene alimentata dalla rabbiosa verità del mondo che la circonda, un mondo che uccide gli animali, li squarcia e li mangia.
Janina è Donna e insegnante, traduttrice ed esasperata.
Vive in un mondo proprio, che le appartiene in maniera esclusiva.
Nessuno deve turbare il suo studio, il suo Oroscopo quotidiano.
Lei sa interpretare le stelle nel cielo e sa capire quando è il momento di morire. Per ognuno di noi.
Janina non è una di voi, perché è la sola a sentire la voce degli altri, degli insetti, delle volpi, delle Cerve selvatiche.
Gli altri uomini e donne forse potranno aiutarla ma lei è la sola a carpire le dinamiche degli esseri viventi.
E a conoscere la verità.
Janina è la sola a capire chi deve sopravvivere e chi deve morire.
E noi non possiamo fare altro che seguire il suo infinito viaggio.
Luna

La canzone di Achille

“Aveva davvero pensato che non lo avrei riconosciuto? Lo riconoscerei anche solo dal tocco, dal profumo, lo riconoscerei anche se fossi cieco, dal modo in cui respira, da come i suoi piedi sferzano la terra. Lo riconoscerei anche nella morte, anche alla fine del mondo”.

Che impresa eroica è l’amore!
Achille e Patroclo, due giovani appassionati in un mondo che affronta la guerra.
Di storie d’amore ne è pieno l’universo intero, ma questa è davvero speciale.
Perché è la passione travolgente tra il semidio dalla chioma fulgida e il timido e insicuro Patroclo, figlio abbandonato e denigrato dal padre.
Il loro amore sboccia in un palazzo che è dimora per l’uno ed esilio per l’altro. La loro diversità diventerà pura attrazione, la guerra li farà diventare immortali.
Sappiamo tutti come si evolverà la storia del loro amore. Abbiamo immaginato il dolore di Achille e la sua rabbia, abbiamo cantato con lui.
La Miller per la prima volta ci fa immergere in questa passione senza limiti, ci fa assaporare il calore di due corpi che si attraggono come calamite impazzite.
È la prima volta che scrivo la recensione di un libro prima ancora di averlo terminato. È che in questo momento mi sto godendo ogni singola parola e vorrei che le pagine non finissero mai.
Vi consiglio di leggere questa storia che sa di antico, di classico, eppure risplende di sempre e di ancora.
Perché l’amore è di tutti. E vive da sempre.
Luna

Principianti

“Ma, secondo me, siamo tutti nient’altro che principianti, in fatto d’amore. Diciamo di amarci e magari è vero, non ne dubito. Ci amiamo a vicenda e ci amiamo forte, tutti noi”.

Lo dico senza girarci intorno: il mio primo approccio con i racconti di Carver non è stato per niente facile.
Sono rimasta di sasso. E che significa? – mi sono chiesta.
Ho continuato a leggere. E piano piano ho capito.
Ed è successo un fatto strano.
Perché, a differenza dei racconti di altri scrittori, questi di Carver seguono una linea comune. Sono omogenei, circolari, devi leggere fino alla fine per capirli tutti.
Che dire, sono straordinari.
Carver è ricordato per il suo minimalismo letterario, ma forse, senza l’intervento del suo editor, Gordon Lish, ciò non sarebbe accaduto.
Il suo editor ha letteralmente tagliato i suoi racconti, pubblicandoli in una versione assai ridotta.
“Principianti“ è la versione originale di “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”.
Ho notato la ferocia al maschile che trasuda in questa raccolta.
L’animo dell’uomo viene fuori con ondate di violenza, verbale e fisica, che rasenta l’istinto animale che dimora in ognuno di noi.
Questi racconti parlano di coppie che litigano, si separano, bevono e discutono. In quello che dà il nome all’intera raccolta, finalmente si respira un amore duraturo e felice.
Forse era quello che si augurava Carver per se stesso, per il suo rapporto con Tess.
Forse avrebbe voluto ballare con lei ogni sera.
E guardare la neve fuori.
Luna

Donne Madonne Mercanti & Cavalieri

“Il suo ideale è la concordia, ed è amareggiato perché i cittadini non capiscono che si starebbe tutti bene se ci fosse la concordia in città, che Firenze sarebbe tanto ricca se solo i suoi cittadini non fossero divisi, e invece va in rovina”.

Ho ascoltato l’interessante discorso di apertura del Salone del libro 2020 di Torino tenuto dal Prof. Barbero, e l’ho trovato chiaro ed efficace come sempre.
Allora mi sono chiesta perché non avessi ancora letto uno dei suoi saggi o romanzi. E ho iniziato da questo, da queste sei storie di donne e uomini del Medioevo. Un’epoca oscura, direte. Barbero ci dice che non è così.
Ci sono valori, principi e obiettivi ben precisi nel Medioevo, e storie di persone che hanno lasciato il segno.
Conosceremo Salimbene da Parma, un frate proveniente da una nobile famiglia.
Il mercante Dino Compagni e la città di Firenze divisa tra guelfi e ghibellini. Il cavaliere Jean de Joinville, le crociate e i miracoli.
E poi le donne. E che donne.
Caterina da Siena, la santa dal perenne digiuno, che parlava con il Papa come se fosse uno di famiglia.
Christine de Pizan, la prima scrittrice, una feroce femminista che ha combattuto per abbattere l’idea di quel tempo che vedeva le donne sottomesse agli uomini e madri senza diritti né talento.
E infine Giovanna d’Arco, la pulzella che conosciamo tutti.Immergetevi nei retroscena di vita quotidiana, fatevi appassionare dalle consuetudini del tempo, innamoratevi della prospettiva di innovazione.
Concludo dicendo che Barbero è strepitoso.
Il Prof. che avrei voluto per le mie lezioni.
Luna

I baffi

“Che ne diresti se mi tagliassi i baffi?“

Non pensavo che la scrittura di Carrére potesse diventare così angosciante. Un labirinto assurdo di follia.
Ho cominciato a leggere questo romanzo breve spinta dalla voglia di trovarvi qualcosa di leggero e ben fatto allo stesso tempo, ma di leggero ho scoperto esserci davvero poco.
Mi ha ricordato Pirandello e quello che si nasconde dietro una storia apparentemente lineare e ordinaria.
Forse mi ha rievocato i suoi mille volti e quello che c’è dietro alla nostra immagine quotidiana.
Un labirinto, come vi dicevo, dal quale è difficile trovare la strada di uscita, in cui ci si perde ad ogni angolo nascosto e si grida “Aiuto” al nostro viso riflesso.
Una tortura.
Alla fine mi sono venuti i crampi. Dolori alle articolazioni per il desiderio, irrealizzabile, di scappare via.
Per tutta la durata della lettura mi sono chiesta “avrà ragione lui o Agnes”? Chi guarda, ma non osserva? Chi vede, ma non capisce?
A volte non resta che la fuga, e anche quella, spesso, non porta da nessuna parte.
Forse ci si libera giusto il tempo del viaggio.
Appena finito quello, ci si ritrova comunque soli, con i propri baffi.
Luna

Bambini nel tempo

È un’opera sconcertante e devastante insieme.
Mentre la leggi ti assale il rifiuto della perdita, la comprensione, l’angoscia del proseguire la vita nonostante tutto.
Quando il protagonista guarda il mondo non è mai tutto scontato, quello che vedono i suoi occhi si ricopre di nubi che si perdono nel tempo, fino a non capire dove finisce il passato e comincia il presente.
La perdita al supermarket è lacerante. Commoventi i racconti che Stephen fa dei genitori, imperdibili i difficili momenti di confronto.
McEwan è uno scrittore capace di definire il tempo e di farlo vivere attraverso l’intimità dei suoi personaggi, così fragili nel rapporto con gli altri.
Ogni suo romanzo è una scoperta continua ed infinita, un viaggio dentro la coscienza e il dolore del genere umano.
Leggere questo romanzo mi ha messo i brividi, per la sua bellezza, per la profonda lealtà verso il reale bisogno di amore, di continuare a vivere nonostante tutto.
Realtà verso “il fatto che di colpo, si trovasse lì una persona non di un’altra città, o di un altro paese, ma che arrivava dalla vita stessa”.
Troppa commozione e un brivido di speranza. Una meraviglia.

Luna

“Desiderava la sicurezza dell’infanzia, la mancanza di potere, l’obbligo all’obbedienza e la libertà che ne consegue: libertà da denaro, decisioni, progetti, esigenze. Diceva sempre di voler fuggire dal tempo, dagli appuntamenti, dagli orari, dalle scadenze. L’infanzia per lui era assenza di tempo, ne parlava come di uno stato mistico”.

Tenera è la notte

“A volte è più difficile privarsi di un dolore che di una gioia.”

Quando anni fa lessi “Il grande Gatsby” rimasi estasiata, folgorata da quel mondo pieno di luci e colori inebrianti.
Lo stesso non posso dire di questo romanzo così malinconico, fatto di personaggi marcati ed indimenticabili, eppure per me non troppo entusiasmante, a tratti confuso.
La bella Nicole rispecchia l’amata Zelda. Disturbi mentali e società corrotta. Un turlupinare continuo di gente che ride ma soffre, di visi che si dimenticano, di anime tormentate.
La storia è lenta, tarda a partire.
Si sviluppa faticosamente, poi schizza in avanti rallentando suo malgrado. Le pagine scorrono mentre la gente divora i suoi ultimi amori, il lusso non basta ad essere felici e gli amici sono tali finché si rimane stretti alla propria giovinezza.
Si racconta di un uomo e dell’amore verso una sua giovane paziente.
Del declino di una professione, della fine di un matrimonio.
Della mancanza di consolazione.
Mi sono piaciuti i protagonisti, così forti di mancanze e disattenzioni.
I loro modi così potenti hanno conquistato anche me.
Li ho seguiti per un po’, poi li ho lasciati al loro destino.
Se amassi le riletture direi che questo romanzo dovrei proprio rileggerlo.
Mi consolo pensando ai lunghi viaggi appena fatti con loro e a quelle, lontane, oscure parole d’amore.
Luna

L’anno del pensiero magico

“Nella versione del dolore che immaginiamo, il modello sarà la guarigione. Prevarrà un certo movimento in avanti. I giorni peggiori saranno i primi. Si immagina che il momento più difficile sarà il funerale, dopodiché avrà luogo questa ipotetica guarigione “.

È un resoconto ossessivo degli ultimi attimi di vita di suo marito John. Parole ricalcate con forza che si fanno spazio tra la sofferenza e i ricordi. “Ci sforziamo di impedire ai morti di morire per tenerli ancora con noi”.
“Il dolore arriva ad ondate, ti accecano e cancellano la quotidianità della vita”.
Per la Didion la morte improvvisa del marito non rappresenta la fine della loro storia, non inizialmente. Le scarpe di John rimangono lì, in attesa che lui ritorni.
“Avrebbe avuto bisogno di scarpe se doveva tornare”. Quindi, doveva tornare.
La roba, tutto rimane sospeso, in attesa.
“Ma tutto questo non lo ha fatto tornare indietro”.
Il suo romanzo è un resoconto claustrofobico e terribile, ma è anche la storia del suo matrimonio e dell’amore per il suo compagno. Profondamente legati, dipendenti l’uno dall’altro, senza colpa, solo per amore.
È vero, certe tendenze esistono o sono esistite. Come quella di vedere il lutto come qualcosa da nascondere per non disturbare le esistenze degli altri, un modo crudele di trattare la mancanza come cosa astratta. Mentre il lutto è reale, è palpabile come assenza incolmabile.
La Didion scrive con autenticità, scrive di qualcosa che conosce bene, del dolore, del rimanere soli.
Credo che avesse bisogno di appuntare date e orari.
Un bisogno che non stanca. E che non ha stancato neanche me.
Luna