L’imprevedibile viaggio di Harold Fry

Una normalissima mattina di una giornata qualunque, un uomo – davvero qualunque – riceve una strana lettera.
Forse  il postino ha sbagliato nel consegnarla, o forse ha semplicemente confuso l’indirizzo.
Ma no, è proprio per lui, per il vecchio Harold.
Lettera da un’amica lontana, tempo passato che sembra perduto.
Ma niente è ancora veramente perso, qualcosa Harold può ancora fare per salvare la sua amica da una lunga e tremenda morte.
Può Camminare. Raggiungerla per impedirle di andar via.
A volte le decisioni degli altri sembrano ridicole, ma mentre leggevo le parole di Harold e i suoi pensieri, riuscivo a percepire dei motivi molto forti che lo spingevano a fare un viaggio così lungo a piedi.
Solo che ancora le sue motivazioni non mi erano chiare. Volevo sapere di più. E anch’io ho proseguito.
Insieme io e lui abbiamo fatto non so quanti chilometri, strade immense si presentavano davanti ai nostri occhi mentre noi non possedevamo più la forza necessaria per continuare ad andare avanti.
Eppure a volte non si ha davvero nessuna scelta.
Le scene sembrano ripetersi in successione, ma niente è uguale.
La gente sembra felice di accogliere i viandanti stanchi, li cura, li nutre, gli da’ la propria benedizione e li avvia verso quella che è la porta che apre tante  innumerevoli strade. Ognuno con i propri pensieri. E con i propri dolori.
Il viaggio di Harold forse non è proprio così lungo. Ma andava iniziato  in quel momento. Proprio in quella mattina.
La storia è commovente, non mi sono mai annoiata mentre la vita di due persone – nate per stare insieme – mi si spiega davanti senza remore né ombre.
Magari avessi il coraggio di farlo io quel viaggio. Da tempo vorrei avventurarmi a Santiago e intraprendere quel cammino. Non che sia la stessa cosa, ma almeno è un inizio.
Eppure mi sembra che di viaggi ne ho fatti già tanti. All’esterno e all’interno di me stessa.
E Harold  ormai lo scorgo ad ogni angolo della mia via. E della mia vita.
Luna

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8 thoughts on “L’imprevedibile viaggio di Harold Fry

  1. La vita stessa è un viaggio incredibile, ricco di imprevisti ed emozioni e non parlo delle vite di avventurieri alla Marco Polo o alla Indiana Jones, ma delle vite di ognuno di noi, semplici e complicate, apparentemente sempre uguali, ma ogni giorno diverse. Perché l’avventura, la suspance, l’emozione la troviamo negli occhi di un bambino, nel sorriso di un anziano e negli affetti vicini. L’amore rende la vita un viaggio incredibile, basta guardarla con gli occhi del più grande esploratore del mondo.

  2. Che meraviglia! Ho letto un paio dei tuoi commenti ad alcuni libri e sono tutti profondi e sinceri. E’ questo che cerco sul web! Complimenti e sono davvero felice che ci siano ancora persone che sanno emozionarsi anche solo tra le pagine di un libro! (tra l’altro questo libro è nella mia wishlist da molto tempo e forse è giunto il momento di comprarlo!) A presto, un abbraccio! Ale

  3. IN CAMMINO

    di Fausto Corsetti

    Con lentezza accadono le trasformazioni. Lentamente si compiono le impervie arrampicate. Si susseguono con lentezza i giorni di chi assapora domande importanti, si nutre di sguardi intensi, di desideri insaziabili, di viaggi coltivati a lungo nel segreto e nel desiderio. Viaggi, forse, lontano da quei treni chiamati “ad alta velocità”. Ne trattengo l’immagine: sedere comodamente, magari occupati ad affari importanti, e non distinguere altrettanto comodamente e facilmente persone e cose oltre quel grande finestrino.
    Lo sguardo stenta a fissare i dettagli: gli occhi possono guardare lontano, forse, meravigliarsi per le tante immagini che scorrono rapidamente e che il treno lascia dietro di sé. Ma non riescono a fissare i particolari, le piccole cose.
    Accade così, non di rado, nella vita, quando scopriamo nella quotidianità l’insipienza delle nostre corse, tutto il valore del cammino…

    Non è semplice il cammino, perché camminare significa avanzare a piccoli passi, passare dentro, non solo davanti, non solo oltre.
    Le mani possono così sfiorare e accarezzare le erbe più alte, e appoggiarsi sulle ruvide rocce che preparano lo spazio, la base, per il passo successivo.
    Gli occhi apprendono non solo a svelare dettagli capaci di stupire, ma possono finalmente sostare, adagiarsi sulle cose e aspettare di scivolare dentro al mistero che i piccoli dettagli custodiscono con memoria gelosa, seppure sempre disponibili a lasciarsi possedere, capaci di sorprendere, pronti ad iniziare chi lo desideri davvero verso il non evidente.

    Nel cammino, non c’è rapidità, ma gradualità. Non c’è eccesso, ma ricchezza. Non c’è conquista, ma stupore per quanto ancora resta da compiere, da intraprendere, da scoprire.
    Camminare è possedere tempo e spazio per sostare, per scendere dentro, per assaporare, persino ad occhi chiusi, sdraiati su un mondo vivace, fecondo, creativo, generoso, capace di stupire e di attrarre, senza trattenere o rapire. Il cammino non offre facili risposte, ma nuove domande, orizzonti inediti, stanze interiori inesplorate che possono dischiudersi solo con chiavi segrete, nascoste dentro il nostro animo.
    È tempo giusto, atteso, vissuto, custodito. Nel cammino nulla viene a caso, niente se ne va inutilmente. Si vive ogni passo, ogni parola, ogni inquietudine, ogni silenzio, ogni domanda: è la condizione privilegiata per chi conosce l’attesa e, di piú, per chi osa “fermarsi”. Amare le domande. Inconcepibile, per chi preferirebbe avere risposte, ricette, soluzioni, meglio se trovate da qualcun altro.

    È tempo oggi: è questo il tempo per camminare, non piú per correre, per sostare e ritrovare finalmente se stessi; per vivere di domande, ora, fino all’estremo giorno in cui ci sarà data, con sorpresa e gratuità, la Risposta.

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