La luna e i falò

download (1)Profumo amaro di terra bruciata.
Silenzio forte di una luna cangiante.
Racconti di una vita passata…

Pavese aveva molto a cuore la sua ultima creazione, e io capisco perchè.
Tutto ha l’aroma di un’esistenza vissuta con la voglia di cambiare, di dare un senso a tutto questo.
Le montagne che fanno da ostacolo ed invogliano quel lento navigare.
Padroni e signori nella continua lotta per l’affermazione del potere.
La guerra, scenario immutabile e agghiacciante.
L’approccio alla lettura non è semplice. Affatto.
Parole dall’odore profondo ed intenso.
Misteri legati all’adolescenza.
Ad un mondo visto dalla parte dell’orfano. Dell’emarginato.
E poi l’America. La salvezza di pochi. La rinuncia di tanti.
Un paese che ancora aspetta.
Il racconto di chi ha avuto il coraggio di partire.

Gli occhi di chi non se n’è mai andato.
La voglia di riscatto verso chi ti ha trattato come bestia nel suo recinto.
L’amarezza di trovare un mondo che ha cambiato i suoi colori e la sua forma.
Una vita che raccoglie quello che l’esistenza è pronta ad offrire.
“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.”
Non ditelo a me…
Che quando ci sono mi sta stretto. E quando sono lontana mi manca.
E so che è sempre lì pronto ad accogliermi.
Come le braccia di mio padre. E le grida di mamma.
Luna

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85 thoughts on “La luna e i falò

  1. Ieri ero a casa mia, a Roma, in una libreria, volevo acquistare un libro da leggere durante il viaggio di ritorno verso la città dove abito, e ho preso in mano questo libro…poi, forse non è ancora il momento, lo sguardo si è posato su un’altro…questa tua recensione arriva a confermare che sarà uno dei libri da leggere…grazie, buona serata e serena domenica
    lella

    • Grazie Liù…
      Questo premio non lo avevo ancora mai ricevuto.
      Farò un post per ringraziarti!
      Baci e se ti va magari mi dici che ne pensi di questo libro.
      Luna

  2. Splendida recensione del libro di Pavese,anche se lui non è ne partito e neppure ritornato .
    Ha preferito non vivere più.
    Un abbraccio
    liù

  3. Io adoro Pavese.
    a d o r o

    Posto questa meraviglia…quando l’avevo scoperto ero rimasta di stucco: tra stupore e sbigottimento. L’ho amato ancora di più….

    “Forse non tutti sanno che nella canzone Alice, Francesco de Gregori fa un riferimento abbastanza esplicito a Cesare Pavese.

    “…e Cesare perduto nella pioggia
    sta aspettando da sei ore il suo amore ballerina
    e rimane lì
    a bagnarsi ancora un po’
    e il tram di mezzanotte se ne va
    ma tutto questo Alice non lo sa…

    Si riferisce ad un episodio reale accaduto al giovane Pavese, ancora studente al ginnasio. È in questo periodo che si innamorò di una cantante ballerina che lavorava al caffè-concerto “La Meridiana”. Una sera prende il coraggio e le dà appuntamento per le sei del pomeriggio avendo avuto l’impressione nei giorni precedenti di risultare simpatico alla ragazza. Alle sei in punto il giovane è in attesa, ma la cantante non arriva né alle sei, né alle sette. Poi alle undici comincia a piovere e Cesare è sempre lì che aspetta e decide di tornarsene a casa solo a mezzanotte prostrato nel morale e nel fisico. Gli verrà pure una pleurite che lo costringerà a casa per tre mesi.
    Chissà, penso, sia stato lì tutta la vita , sotto la pioggia ad attendere un amore, che lo liberasse dal suo vizio assurdo e sembra di rivederlo i capelli bagnati, l’acqua che gli riga il volto forse insieme ad una lacrima di rabbia e di dolore.”

    eh….a me sta cosa ha fatto e fa, ancora, venire i brividi. gli uomini più delle donne, a mio parere, sanno essere di un romantico unico…se soffrono. 😉

    buona domenica cara Luna, spero, di non aver fatto tardi al tuo richiamo…
    un sorriso
    .marta

  4. Eh Pavese….! Che grande amore! L’ho amato leggendolo da ragazza. L’ho amato riprendendolo da adulta. E poi lo scorso anno ho ripreso in mano ancora una volta i suoi libri. Lo leggerò ancora, credo. Questo tuo post è molto bello. Da di Pavese una visione assolutamente tua, personale, da lettrice attenta.

    • Grazie cara… le tue parole sono molto belle…
      Marta ci ha suggerito dove scaricare gratuitamente il libro e il sito su Pavese….
      Tutto questo per gli innamorati 😉
      Grazie del tuo prezioso passaggio!
      Luna

  5. La prima volta l’ho letto tante lune fa, ero giovanissima e non l’ho terminato, amavo Pavese ma la mia giovinezza chiedeva qualcosa di meno “noioso”; l’ho ripreso una decina di anni dopo (sempre tante lune fa) e l’ho trovato bellissimo, anche se ho faticato a leggerlo: lento, insinuante nei personaggi, quasi psicologico; il ritorno storico fa affacciare nostalgia e malinconia. Un capolavoro sopratutto per chi ama la personalità non facile e la profonda interiorità di questo scrittore..

  6. Pensa che di Pavese ho letto pochissimo e non ricordo nemmeno i titoli, non mi piaceva come scrittore, ma forse a quei tempi non ero pronta per i suoi libri.
    Certo che come li descrivi tu i libri sembrano tutti molto belli!
    Forse te l’ho già detto, non ricordo, ma perché non provi a scrivere un libro?
    Ciao un bacio 🙂

    • Grazie gioia per le tue parole, sei molto carina..
      Per il libro ci sto pensando da tanto, ma aspetto l’ispirazione.
      Chissà quando…bho!
      Baci e a presto!!!
      Luna

  7. Ottima recensione per un ottimo romanzo 🙂
    Nel mio immaginario c’è una sorta di sfida tra Fenoglio e Pavese… e, nonostante li apprezzi molto entrambi, propendo per il primo. Però, insomma, chi discredita la letteratura moderna italiana non sa quel che dice…
    Brava Luna!

  8. Purtroppo credo che sia un libro che sta nella mia libreria da sempre, in attesa di essere letto… e chissà perché non l’ho ancora fatto, non c’è una ragione particolare.

    Buon inizio settimana!

  9. Ciao Luna!
    Ammetto che Pavese non è stato facile da approcciare, all’inizio mi sembrava che raccontasse una realtà dura, inaccessibile ad ogni spiraglio di luce, ma poi mi sono affezionata a questo autore, anche alla sua storia personale e sono contenta di non averlo abbandonato!

  10. Ciao! Bella!! Scusa il ritardo.
    Di Pavese ho letto “Il mestiere di vivere” e qualche poesia. In ogni caso, non questo che tu hai così magnificamente descritto. Il mestiere di vivere non altro che un diario scritto dal 1935 al 1950’. E’ una raccolta di pensieri, riflessioni, sensazioni.
    Questa è un’attendibile descrizione, tratta dalla rete, che condivido in pieno:
    Le prime pagine del diario, quelle del 1935, sembrano essere caratterizzate dalla riflessione teorica sul legame tra poesia e racconto, ma già nelle pagine del 1936 vengono resi precisi quei punti di forza che denotano una riflessione intima ma fortemente strutturata. Nelle parti successive ritorna il senso liturgico della sofferenza, inteso in senso laico, che è sempre rappresentato da un incontro umano e concreto che immancabilmente si risolve in una delusione. Nasce così, nelle pagine del suo diario, nel ripetersi crudele di questo schema, quel tratto misogino che gli fa usare spesso brillanti aforismi sulle donne. I suoi amori, pur nello slancio sia fisico che morale, sono amori impossibili perché si scontrano con quella sua forma di impotenza che lo fa soffrire e gli fa scrivere parole amare. Nella visione che Pavese ha della realtà non c’è possibilità di via d’uscita perché il dolore non serve a redimere.
    Rimane quindi, per Pavese, la tattica della fuga nel tentativo di evitare un destino che non si può evitare.
    A me Pavese turba molto perché m’immedesimo nel suo pensiero a tratti paradossale: quell’esigere dalla vita la felicità, in mancanza della quale, l’unica possibilità di uscirne vincitore è ribellarsi alla vita stessa attraverso il suicidio. E’ un pensiero autodistruttivo che si fa largo in me molto spesso. Un giorno, forse, ne farò un post, anche se mi è difficile parlarne senza urtare la suscettibilità di qualcuno, non essendo io coperto dall’anonimato.

    “ Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, amore, disillusione, destino, morte “

  11. Il tuo commento è molto bello, anche se parli di un argomento (suicidio) molto delicato e triste…. in effetti non ci sono parole adatte ad affrontare e a capire un gesto del genere…
    Forse cercare la felicità non è davvero la nostra missione…. Forse è più appropriato non smettere di cercarla, affrontando tutte le circostanze del caso..
    La felicità è un attimo… non è una vita…. è la vita…
    Ti mando un bacione Tommy, grande grande..
    Luna

    • Solo per caso ho letto questa tua risposta, che in effetti non è postata come risposta al mio commento (per questa ragione non mi è arrivata la notifica). In ogni caso stavo per perdermi il “bacione” più bello, sensuale, affascinante ed importante di wordpress. Ci camperò di rendita per tre mesi …. (che dici, ho esagerato un po’?)

  12. Le radici sono molto importanti, io purtroppo le ho perse in senso materiale, ma le ho radicate nell’animo e difficilmente le dimenticherò. E’ un po’ come tornare a casa, al sicuro tra le quattro mura, al calduccio, lontano da sguardi indiscreti. Sì, un paese ci vuole, anche solo per il gusto di andarsene via. 😉

  13. Che bella! Pavese con La casa in collina è stato il primo libro che ho letto “da grande”. Da quel momento ha un posto tutto suo fra i miei autori preferiti. Negli ultimi anni mi sembrava che fosse stato un po’ dimenticato ma forse a giudicare da tutti i commenti qui sopra non è così! Complimenti!

  14. Quel romanzo è oro. lì dentro ci sono tutti i temi della poetica pavesiana, gli stessi già accennati in “mari del sud”: il mito, la radice, la terra. Già il titolo: “la luna”, “i falò”, chiari i riferimenti mitici, la cui presenza accompagna, seguendo il ciclo delle stagioni, le vicende del destino umano. L’eco è quello del “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” leopardiano, dove l’astro offre uno spunto di riflessione sul senso della vita.
    Il valore simbolico della luna è quello di evidenziare il ritmo interno dell’opera, attraverso un rapporto terra-cielo; nel primo elemento, si riflettono i bagliori dei fuochi accesi dai contadini durante le feste paesane, retaggio atavico di una cultura rustico-popolare legata ai riti della terra che, per il giovane, hanno rappresentato un momento magico di scoperta e possesso della vita.
    I falò, i roghi delle offerte votive agli dei, cosa di cui parla non solo nel “mestiere di vivere”, ma anche nei più famosi “dialoghi”, l’incendio della Gaminella e il rogo di Santa.

    Non si può non amare Pavese

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