Rebecca la prima moglie

“Maxim non si era mosso. Mi stava guardando, con il bicchiere in mano. Era pallido in volto. Cinereo”.

Semplicemente stupendo.
Un classico intramontabile, imperdibile.
Conoscevo già la storia di Rebecca e l’impronta lasciata nel suo matrimonio.

Ma la vera protagonista del romanzo è lei, Manderlay.
Una tenuta quasi sospesa nel tempo, luogo dell’immaginario di ognuno di noi, realtà ambita, persa, lontana nei ricordi.
La scrittura della du Maurier è perfetta, asciutta, intensa, avvolgente.
Essenziale nelle sue descrizioni, ma completa nei contenuti.
La du Maurier ha creato un capolavoro, Hitchcock lo ha reso immortale.
Due giovani si conoscono, si innamorano e si sposano in pochissimo tempo.
La giovane moglie si ritrova nell’antica casa del marito, ma ben presto si accorge di non essere sola: a Manderlay vive ancora il fantasma di Rebecca, il mito, la prima moglie idolatrata dalla servitù e sopravvissuta alla morte del corpo.
La donna continua a vivere nell’ala occidentale, ma respira tra le mura domestiche, seduta nella poltrona davanti al camino, scrive ancora le lettere, come faceva nei giorni passati.
Ma chi era davvero Rebecca?
Chi la conosceva veramente?
Era davvero quello che mostrava di essere?
Vi avviso, la du Maurier crea dipendenza, assoluta. Provare per credere.
Luna

La vergogna

“Ma la donna che sono nel ‘95 è incapace di ricollocarsi nella ragazzina del ‘52 che conosceva soltanto la sua cittadina, la sua famiglia , la sua scuola privata, e aveva a sua disposizione un vocabolario ridotto. E, davanti a lei, l’immensità del tempo da vivere. Non esiste un’autentica memoria di sé”.

Questa scrittrice ha inventato un modo diverso di scrivere la propria biografia.
Lo fa per scaglioni, per scene, come se fosse davanti al suo psicoterapeuta nella continua ricerca della comprensione delle cose. Anche in questo libro parla di scene famigliari dove ritrova la ragazza che era un tempo e riesce a separare il ricordo dalle emozioni.
Quant’è brava! I suoi romanzi sono racconti poderosi e intensi. Lasciano sempre il segno.
Il suo stile è chiaro e diretto, ha sempre una marcia in più.
In “La vergogna “ narra di un episodio privato e personale accaduto tra i suoi genitori quando lei aveva appena 12 anni.
Ne rimase profondamente scossa, non sapendo come interpretare la scena complessa che le si presentava davanti agli occhi.
La scrittura di questo romanzo dunque rappresenta per lei una forma di comprensione del suo passato, mirando a togliere la sacralità di certi atti, umanizzandoli nel quotidiano.
La sua rappresentazione della vita è potente così come la descrizione della sua giovinezza trascorsa in quel paese così conciliante e giudicante allo stesso tempo.
Annie Ernaux è una scrittrice che ho scoperto da poco.
Mi sento di consigliarla a tutti voi.
Luna