Il giro del mondo in ottanta giorni

mondo
Son tornata bambina, abbiate pazienza.

Ho ripreso a sorridere e a divertirmi, ad ogni pagina.
Ho immaginato i personaggi, uno ad uno, i loro visi ed espressioni.
Mi hanno fatto compagnia, ho viaggiato con loro.
L’avventura non è durata più di ottanta giorni, ma sono tornata rinata.
E anche lui, il signor Fogg.
E’ carismatico, intraprendente, anche se freddo ed enigmatico.
E Passepartout è una meraviglia.
Sono diventati i miei amici, per pochi giorni, per poche ore al giorno.
Sì, sto parlando di Verne, del creatore del Capitano Nemo, attento narratore di posti fantastici e avventure straordinarie.
Non bisogna cadere nel facile inganno, non sono libri per bambini. Non solo.
Non lo sono, sono per tutti.
Ho fatto cadere i miei pregiudizi, sognare fa bene all’anima.
Verne è così dettagliato e attento, la lettura dei suoi scritti va aldilà dell’adolescenza.
Non bisogna privarsene, qualsiasi sia la nostra età.
In questo momento così delicato della mia vita avevo proprio bisogno di un pò di leggerezza.
Verne mi ha fatto tornare in famiglia, mi sono sentita coccolata e quasi ho sentito il richiamo di mia madre che mi avverte del pranzo in tavola.
Che dolce profumo di intimità, che sapore di buono, che profonda tenerezza.
Se volete fare un salto tra le nuvole potete farlo fin da subito.
Aprite “Il giro del mondo” e fatelo davvero.
Vi auguro buon viaggio.
Di cuore.
Luna

Al mio caro papà. Per sempre nel mio cuore, per tutti i giorni della mia vita.

 

Tutti i nostri ieri

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Un romanzo famigliare. Una storia persa nel tempo.
Una famiglia medio-borghese, una mamma da ritrovare solamente in un antico ritratto.

Quattro figli, diversi, malinconici, entusiasti.
La voce narrante arriva da lontano, ma sa colpire come solo chi conosce sa farlo.
La guerra che avanza e aspetta al di fuori delle finestre abitate.
Il  vento della rivoluzione, l’attesa del pianto.
Anna è una ragazza che non sa ancora quello che vuole. Forse non lo saprà mai.
L’amore la tocca all’improvviso trovandola sfuggente e delusa.
Gli anni passano per tutti, i genitori si perdono e si ricordano con ansia e amore cosciente.
I ricordi affiorano prepotenti, la memoria avanza indissoluta e spietata.
Le vicende accompagnano il lettore dentro gli anni del fascismo, dell’anti-fascismo e della paura.
Un’Italia che cambia dimensione, che non si accontenta, che sacrifica gli affetti più cari.
“C’era una grande libertà nella casa. Ma era una libertà che metteva un pò di spavento. Non c’era più nessuno a comandare”.
Le parole profonde di questa grande scrittrice mi sono entrate dentro.
Il suo, è un romanzo descrittivo, intenso nell’anima.
Impossibile da dimenticare.
Tutti i nostri ieri è la storia di ognuno di noi.
Delle nostre famiglie martoriate dai lutti e dall’educazione.
Dei nostri padri che vogliono tramandarci solo il buono.
Di questi sei anni insieme a voi. Sei anni di scritti e parole.
Sei anni d’amore.

Grazie.
Luna

A tutti i nostri giorni di questi sei anni.

L’amante giapponese

allendeCosì sottile e delicato. Indimenticabile come l’amore.
E certi sentimenti si protraggono nel tempo senza sfiorire mai.
Innocenti all’inizio. Testardi fino alla fine.
Un giardino di colori nel quale immergersi profondamente.
Un cumulo di emozioni dalle quali farsi avvolgere voracemente.
Una donna forte, ma non troppo. 
Una vita che sa privare e regalare.
Un incontro aspettato da tempo. Un cuore mai spento.
Isabel Allende sa incantare.
La sua scrittura è unica. I personaggi intensi e veri.
Sacrifici e sofferenze si intrecciano alle nobili virtù e ai vizi di sempre.
La sopravvivenza porta a riflettere e a cercare l’oggetto dei nostri desideri.
Il viaggio può essere lungo e difficile. Inevitabile.
La grandezza dei legami è indefinita. Emozioni incontrollate.
Quasi mi aspettavo la fine che si aspetta.
Aleggiava tra le pagine pronta ad arrivare.
La dolcezza di un attimo. La lunghezza di una vita.
E abbracci che si ripetono. E parole che stordiscono.
La vibrazione dell’esistenza.
Luna

 

 

 

Uomini senza donne

murakamiMurakami li ha voluti descrivere a modo suo. Lentamente.
Senza rancore né odio. Semplicemente in solitudine.

La vita degli uomini può essere dolorosa a volte, triste e incompresa.
Le anime veramente uniche sono difficili da trovare. 
Si cerca sempre di non rimanere da soli perché il buio fa paura e le tenebre avvolgono i cuori.
La notte è più lunga e il sole tarda ad arrivare. 
Ma una donna non può essere la compagna di un’ora.
Forse neanche di tutta una vita.

I corpi muoiono, i vivi restano e piangono.
Sembra sempre che non ci sia una gioia al mondo in grado di coprire il dolore dell’assenza.
In realtà, in fondo alla voragine si trova quel rifugio in grado di donare speranza ed immortalità.
Un antro avvolto dalle nubi del dolore, intenso come un attimo.
L’amore. Unico e solo nell’universo.
Eterno e vivo per sempre.
Ed è questo che ci riporta alla realtà e sprigiona all’esterno il raggio abbagliante della malinconia.
Per questo un uomo diventa il migliore amico dell’amante della moglie ormai defunta.
Per ricordarla in eterno e vivere di lei.
E un uomo fugge perchè folle d’amore, ma non di passione.
E una donna racconta le sue storie ammalianti tra lenzuoli calde e corpi brucianti.
E un addio non è mai assoluto se una telefonata risuona di notte e una voce cerca conforto.
Ce ne sono migliaia di queste storie.
Miliardi di uomini e donne.
Eppure nessuno di questi è perfetto e mai nessuno davvero somigliante.
Tutti alla ricerca di un tempo perduto e di un battito che ancora riporta alla vita.
Luna

Cari mostri

benniOrribili immonde creature degne di rimanere nella melma più viscida.
Terribili squali dai denti enormi e affilati.
Bestie feroci e violente pronte ad assalirti e divorarti. Sono questi i mostri.
Quelli che immaginavamo da bambini, ingenui e timorosi.
Quelli che a volte sognamo quando la notte appare lunga ed irrimediabilmente fredda.
Ne abbiamo paura. Soffriamo. Tremiamo al ricordo di vecchi incubi.
Ciechi nelle nostre certezze. Folli nella propria ragione.
I veri mostri sono dentro di noi.
Vampiri e zombie in cerca di una pace eterna.
Oscure creature che si trascinano in esistenze lente e impietose.
Ma, se riesci a guardare oltre la nebbia confusione ed arrivare alla profondità del male, ecco che la realtà si svela ai nostri occhi.
I mostri, siamo noi.
Cattivi. Crudeli.
Insensibili. Invidiosi.
Stefano Benni te lo grida in faccia: Non meravigliarti degli altri, anche tu sei un mostro!
Poi leggi i suoi racconti e un brivido ti scuote dentro.
Ritrovi certe abitudini di vita. La rabbia che spesso viene fuori.
La cattiveria verso l’uomo e gli animali.
La povertà degli animi. La solitudine dei cuori.
Non posso non affermare con dolore che le strane creature, misteriose,  in fondo non lo sono poi tanto.
Siamo noi. Semplicemente.
Non bisogna cercarle chissà dove.
Sono ovunque.
In mezzo a noi. Dentro di noi.
Negli abissi infiniti, della coscienza nascosta.
Luna

Benni in teatro stasera. Alla ricerca dei veri mostri.

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