Una cosa divertente che non farò mai più

divertente
E’ semplicemente un reportage di una crociera extralusso ai Caraibi.

Fatta da un giornalista irriverente e cinico, agorafobico e indolente.
Manca qualcosa?
Sì, dimenticavo, si tratta di una mente brillante ed eccentrica.
Un autore straordinario Wallace. 
Questo suo libro non è il migliore, ve lo dico.
Di lui c’è davvero tanto da leggere, ma se non volete perder tempo e volete iniziare subito con qualcosa di leggero, allora prendete in mano questo breve reportage e buttatevici dentro.
La sua scrittura è decisamente colta, non ci sono dubbi.
Ho amato alcune parti del racconto. La scena della condivisione dei pasti al tavolo è stata una delle mie preferite, insieme a quella del rifacimento della camera da parte di una solerte ed invisibile cameriera. 
I dipendenti della nave ridono a denti stretti mentre gli ospiti sono obbligati al divertimento, allontanare lo stress è un ordine al quale non si discute.
C’è chi lavora, chi dà gli ordini, e chi invece se la spassa.
La nave racchiude tutto il mondo.
Torture, divertimenti apparenti, risate false.
Ipocrisia della natura umana, dovere del piacere.
Non ho mai avuto voglia di fare una crociera, adesso non la farò di certo.
Leggete Wallace anche se avete in mente di farla davvero una crocioera extralusso.
Forse riuscirete a vedere dettagli nascosti dietro il velo di felicità.
Forse riuscirete a svelare quel lieve turbamento dietro sguardi servili e mani frenetiche.
Perchè dietro la luce a volte si nasconde il buio.
E dietro il buio, la luce.
Luna

Il vecchio e il mare

vecchioUn pesce così non lo aveva mai pescato.
Che fortuna! Finalmente, dopo tanto tempo.

Ottantaquattro giorni per l’esattezza!
Pesante. Grosso. Sodo.
Un pesce in piena regola.
E che fatica trascinarlo dietro, incatenato a quella piccola barca.

Finalmente il mare non è più un nemico. 
Tutto questo viene racchiuso nelle poche pagine di un libro che riesce ad acchiappare ogni più piccolo movimento ed esaltazione.
Sembra poca roba, ma non è di certo così.
Da sempre si pensa che l’uomo giochi un’eterna lotta con la natura che gli è ostile.
Crudelmente cattiva.
Questo scritto dimostra che non è così. Almeno non sempre.
Il buon Santiago ci parla con le sue prede. Gli chiede perdono per l’orrenda morte che gli procura.
Mi porta a capire il senso di tutto. Un grande rispetto per le creature e un’enorme dignità.
La sconfitta è inevitabile. Inesorabile e lenta.
Prende la forma del pescecane, ma conserva dentro di se’ tutto il fascino della lotta e delle ferite fredde e silenziose.
Un monito per la mente. Una forza per il domani.
E se pensate che il vecchio si arrenda.. bhe, allora non lo conoscete davvero.
Luna

1019 abbracci e carezze a voi che non riesco a toccare con le mie mani, ma solo con le mie parole.