Addio fantasmi

terranova
La storia di Ida colpisce al cuore.

E’ la storia di una famiglia, del ritorno a casa, del vuoto, della mancanza.
E’ un romanzo autentico, semplice e limpido, fatto di emozioni e sensazioni.
Candidato al Premio Strega 2019, è la storia ideale per chi vuole fare un tuffo nei ricordi e provare a pensare a cosa si prova quando si parla di malinconia.
Qui dentro c’è tutto quello che ci serve per soffrire di ricordi, ci si trova dentro ad un vortice sconvolgente di immagini nitide e affascinanti.
Entreremo dentro la storia di una donna che soffre per la mancanza del padre che ha deciso di scomparire a causa del suo male.
E’ la storia di una donna che si salva solo alla fine, che immagina di vivere la sua vita accorgendosi, dopo anni, che la sua realtà non è valida ed è vissuta solo a metà.
Sono parole che entrano dritte al cuore.
Il testo è ricco di metafore che, per il loro eccessivo volume, si sono portate dietro immense critiche e dispiaceri.
In effetti ogni oggetto evoca qualcosa di grande, di pungente.
Il romanzo ha uno stile unico, è una scrittura ordinata e godibile.
Sembra scritto da noi, da chiunque di noi.
La Sicilia fa da cornice, la mia amata isola che celebra ritorni continui e storie familiari davvero toccanti.
Il ritorno a casa è solo parte di quello che diventerà spirale di luci ed ombre.
E’ una voce delicata, un sussurro di parole.
Ida vi sommergerà.
Come quel mare di Messina così freddo e invitante allo stesso tempo.
Luna

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A sangue freddo

sangue
Di crimini efferati ce ne sono davvero tanti.

La cronaca nera è piena di casi irrisolti e di killers diventati quasi dei miti, costruendo una figura atipica di criminale e disperato della società moderna.
Giustificazioni? Non possono essercene.
Non quando una persona scompare perchè inghiottita dalla nebbia, travolta da una mano feroce pronta a deturpare la sua esistenza.
Una famiglia come tante, anzi no, meglio.
Una famiglia modello. O quasi.
Figli entrambi da costruirsi. Mamma depressa. Papà vincitore.
Una vita che si evolve nel tempo.
Giochi, paure, speranze.
Parole, risate e poi, d’un tratto, la morte.
Arriva silenziosa, travolge le case, realizza gli incubi più sconosciuti degli uomini.
Trucidati. Tutti.
Un paese sconvolto dall’angoscia e dal bisogno di sapere: è uno di noi? Chi tra noi?
Capote ci racconta come il passato possa essere devastante per le menti giovani e modellabili. Ci narra di un’umanità blasfema.
Anime bipolari alla ricerca di conferme.
Assassini sordi che nulla, invece, possono rimproverare ai ricordi.
Infanzia spezzata. Speranze disilluse.
Il carcere, la morte, la pena di morte.
Cronaca, narrativa, romanzo, racconto.
Classificabile in mille modi diversi, voce narrante di una verità contorta e inimmaginabile.
Orrore della scoperta, uomini persi.
A soffermarmi sulle due personalità scoperte per caso, ma così diverse, posso dire di non averci dormito la notte.
E se la giustizia trionfa, la verità uccide ancora una volta.
Muoiono i buoni propositi, le idee semplici.
Svanisce l’umanità della pena e si disintegra l’animo umano.
Si perde il colore del mondo e il rumore della corda  penzola nel vento.
Luna