La macchia umana

macchia
Roth è un gigante della letteratura.
E lo sono anche i suoi personaggi.
Non mi nascondo nel dire che è il mio primo Roth e l’ho trovato stupendo.
Stupenda la similitudine tra gli orologi fermi e la morte del genitore, del padre.
Il protagonista, Coleman, ne affronta di ostacoli durante tutta la sua vita, dovrebbe farmi rabbia per come l’ha vissuta e invece mi appare un leone in gabbia.
Nasconde un grande segreto, di quelli che impediscono di condurre un’esistenza felice, di quelli che ti fanno morire dentro.
Eppure lui non muore, afferra la sua vita come un affamato afferra un tozzo di pane e la morde più che può, come può.
Tutti i personaggi di Roth hanno un vuoto dentro, tutti nascondono qualcosa.
In molti appare evidente, in altri è ben celata.
Li adoro tutti.
Il superstite di guerra è quello che più ti entra dentro, e ti fa male.
Vorresti invocare giustizia e farlo ammazzare, ma gridi pietà e lo perdoni.
Le parole di Roth sono acqua gelida e fuoco aperto.
Sono furia incontrollata e vita imperfetta.
Sono anime disperate, amore non protetto, pugni che fanno male.
Lo adoro, lo amo perdutamente.
Regalatevi momenti felici, leggete Roth.
Luna

Il buio oltre la siepe

il buioLa giustizia si applica a tutti indistintamente.
Democrazia: diritti eguali per tutti, privilegi speciali per nessuno.
Questo romanzo è stato pubblicato nel 1960, ma risulta più che mai attuale. Tristemente attuale.
Purtroppo i pregiudizi fanno ancora parte della nostra società e le vecchie abitudini sono dure a morire.
La piccola Scout ha un padre straordinario, un avvocato che decide di assumere la difesa di un uomo negro, accusato di violenza sessuale nei confronti di una donna bianca. A quei tempi, solo un pazzo lo avrebbe fatto!
Invece Atticus è tutto fuorchè un folle. Grazie a lui riusciremo ad entrare nel vivo di una lotta che ha radici profonde: discriminazione razziale, minoranze etniche, buoni e cattivi.
E’ profondamente bello rivivere temi e questioni così delicate attraverso gli occhi di una bambina di otto anni.
La scrittura è leggera e dinamica. Il racconto intenso e tagliente.
Come si fa a condannare un uomo quando non ci sono prove schiaccianti contro di lui?
Come si può credere ai racconti di un ubriaco piuttosto che alla parola di un onesto lavoratore, padre di famiglia?
Semplice: si parla di bianchi e neri.
Come le pedine degli scacchi di una partita che non avrà mai un vincitore.
Perchè i perdenti siamo noi.
Che siamo stati a guardare un pazzo pronto ad estinguere una razza intera.
Che guardiamo con paura chi parla e ride di coloro che non hanno l’acqua per lavarsi.
Che guarderemo ancora un mondo che va avanti e non risparmia nessuno. Neanche noi.
Chi può vincere su tutto questo?
Se le vittime e i carnefici si mischiano insieme.
A volte si confondono anche.
E con la faccia sotto la sabbia, in fondo, siamo davvero tutti uguali.
Luna

Ai miei due angeli che hanno fatto “di uno sporco lavoro” il piacere di ogni giorno.
Stefy