Tito di Gormenghast

“Poi, reggendo la candela che illuminava il suo viso e tre gradini alla volta, Fucsia iniziò l’ascesa verso il suo regno segreto.Salendo per le volute di tenebra, il suo corpo s’impregnava di trepidazioni spossanti, come una pianta al sopraggiunger dell’aprile. Il cuore le batteva da spezzarsi”.

Che storia meravigliosa è quella di Gormenghast.
Che scrittura esaltante, così dettagliata e ricca di descrizioni che non annoiano, né appaiono superflue.
Il racconto ha la sua importanza, ma ciò che risulta magnetica è l’ambientazione e la descrizione irresistibile dei personaggi che diventano i compagni di ore e ore di lettura.
Adoro i castelli, amo la fortezza di Gormenghast.
Da lì è davvero difficile uscire, soprattutto per la famiglia del Conte e per i suoi discendenti.
I rituali e le antiche tradizioni si succedono nel tempo mentre la gente di Gormenghast festeggia la nascita del nuovo erede: il piccolo Tito, bimbo destinato a regnare su tutto e tutti.
Le fiamme aiuteranno a diradare le nebbie, mentre qualcuno del castello cercherà di sabotare il destino degli abitanti, e gli antichi scultori continueranno ad arricchire le immense sale della fortezza.
Parole e parole sul destino degli uomini.
Pagine di tradizione ed enigmi.
Calma piatta. Febbre che aumenta.
Venite a conoscere gli abitanti di questi immensi saloni.
Venite ad abitare a Gormenghast.
Luna

Il deserto dei tartari

tartariLa capacità di attendere.
Sperare davvero in qualcosa che arriva da lontano.
Che dovrebbe arrivare. Da molto lontano. I tartari.

Buzzati ha creato tutto un mondo concentrato in un unico grande monumento: la fortezza.
Sembrerebbe un qualunque ausilio militare. Un luogo dove esercitare attività di vigilanza e controllo dei confini.
L’apparenza inganna. E’ una prigione.
Di pensieri e volontà. Gli uomini sono totalmente assorbiti da essa.
Si muovono lentamente e volutamente si amalgamano alle sue mura e ai suoi insegnamenti.
Le idee non restano in mente. Vengono ingoiate dalla calce e dagli anfratti nascosti nel cuore della muraglia.
Sotterranei cupi al centro della propria testa.
Certezze diventate ormai oblio.
Difficile, a volte impossibile, uscire da quella sicura quotidianità.
Turni regolari. Parole d’ordine che si susseguono nel tempo. 
Fucili pronti a sparare. Attese folli di vita.
Uomini pazienti e miranti. I Tartari arriveranno.
Nel vedere trascorrere gli anni della propria vita i pensieri si affollano, all’inizio, incuranti delle paure e perplessità.
Alla fine essi si fanno più radi ed incolti, svuotando la mente dall’angoscia ed ambizione.
Quello che c’è basta e ciò che deve arrivare arriverà.
Prima o poi.
E in un modo assurdo e geniale, i giorni si susseguono.
Istanti e momenti diventano anni.
E gli anni il nulla.
E il giorno dell’attesa, l’eternità.
Luna