L’anno del pensiero magico

“Nella versione del dolore che immaginiamo, il modello sarà la guarigione. Prevarrà un certo movimento in avanti. I giorni peggiori saranno i primi. Si immagina che il momento più difficile sarà il funerale, dopodiché avrà luogo questa ipotetica guarigione “.

È un resoconto ossessivo degli ultimi attimi di vita di suo marito John. Parole ricalcate con forza che si fanno spazio tra la sofferenza e i ricordi. “Ci sforziamo di impedire ai morti di morire per tenerli ancora con noi”.
“Il dolore arriva ad ondate, ti accecano e cancellano la quotidianità della vita”.
Per la Didion la morte improvvisa del marito non rappresenta la fine della loro storia, non inizialmente. Le scarpe di John rimangono lì, in attesa che lui ritorni.
“Avrebbe avuto bisogno di scarpe se doveva tornare”. Quindi, doveva tornare.
La roba, tutto rimane sospeso, in attesa.
“Ma tutto questo non lo ha fatto tornare indietro”.
Il suo romanzo è un resoconto claustrofobico e terribile, ma è anche la storia del suo matrimonio e dell’amore per il suo compagno. Profondamente legati, dipendenti l’uno dall’altro, senza colpa, solo per amore.
È vero, certe tendenze esistono o sono esistite. Come quella di vedere il lutto come qualcosa da nascondere per non disturbare le esistenze degli altri, un modo crudele di trattare la mancanza come cosa astratta. Mentre il lutto è reale, è palpabile come assenza incolmabile.
La Didion scrive con autenticità, scrive di qualcosa che conosce bene, del dolore, del rimanere soli.
Credo che avesse bisogno di appuntare date e orari.
Un bisogno che non stanca. E che non ha stancato neanche me.
Luna

Alta fedeltà

fedeltas
Fare le classifiche delle cose che più amo e odio è una cosa che mi è sempre venuta difficile.

Cioè, nel momento in cui devo farle non mi riesce di ricordare nulla, nemmeno un nome che da sempre vive nella mia mente, nulla che possa portare alla memoria le mie preferenze.
Niente, non è roba per me. E nemmeno per Rob.
Lui ci farà conoscere le donne più importanti della sua vita con una ingenuità che mi ricorda gli adolescenti alle loro prime esperienze.
Non farà una vera e propria classifica, ma le numererà in ordine cronologico.
L’ordine prima di tutto.
Lui è un autentico egoista. Di quelle persone che non odi perchè capisci che non vogliono fare del male, ma che vivono in quel modo solo perchè è l’unico che conoscono.
E’ come quei tipi che vanno condotti per mano e a cui devi indicare i giusti comportamenti e le occasioni che si stanno perdendo.
Un bambino cresciuto, di quelli che riescono ad aprire un favoloso negozio e poi non sanno come farlo perchè quella dimensione rispecchierà la loro interiorità e il senso di solitudine che li attraversa.
Rob farà del suo negozio di dischi un motivo per vivere e la musica sarà una costante delle sue giornate.
Ci saranno sempre nuovi brani da registrare e frasi da dedicare.
Peccato che non riesca a colorare nello stesso modo le sue storie d’amore e il suo amore più grande: Laura.
Sarà lei il centro della storia, sarà lei amore e morte, egoismo e sacrificio.
Paura e necessità.
Perchè l’amore apre porte sconosciute e invalicabili.
L’amore esiste da sempre. Come la musica.
Luna

La macchia umana

macchia
Roth è un gigante della letteratura.
E lo sono anche i suoi personaggi.
Non mi nascondo nel dire che è il mio primo Roth e l’ho trovato stupendo.
Stupenda la similitudine tra gli orologi fermi e la morte del genitore, del padre.
Il protagonista, Coleman, ne affronta di ostacoli durante tutta la sua vita, dovrebbe farmi rabbia per come l’ha vissuta e invece mi appare un leone in gabbia.
Nasconde un grande segreto, di quelli che impediscono di condurre un’esistenza felice, di quelli che ti fanno morire dentro.
Eppure lui non muore, afferra la sua vita come un affamato afferra un tozzo di pane e la morde più che può, come può.
Tutti i personaggi di Roth hanno un vuoto dentro, tutti nascondono qualcosa.
In molti appare evidente, in altri è ben celata.
Li adoro tutti.
Il superstite di guerra è quello che più ti entra dentro, e ti fa male.
Vorresti invocare giustizia e farlo ammazzare, ma gridi pietà e lo perdoni.
Le parole di Roth sono acqua gelida e fuoco aperto.
Sono furia incontrollata e vita imperfetta.
Sono anime disperate, amore non protetto, pugni che fanno male.
Lo adoro, lo amo perdutamente.
Regalatevi momenti felici, leggete Roth.
Luna

Addio fantasmi

terranova
La storia di Ida colpisce al cuore.

E’ la storia di una famiglia, del ritorno a casa, del vuoto, della mancanza.
E’ un romanzo autentico, semplice e limpido, fatto di emozioni e sensazioni.
Candidato al Premio Strega 2019, è la storia ideale per chi vuole fare un tuffo nei ricordi e provare a pensare a cosa si prova quando si parla di malinconia.
Qui dentro c’è tutto quello che ci serve per soffrire di ricordi, ci si trova dentro ad un vortice sconvolgente di immagini nitide e affascinanti.
Entreremo dentro la storia di una donna che soffre per la mancanza del padre che ha deciso di scomparire a causa del suo male.
E’ la storia di una donna che si salva solo alla fine, che immagina di vivere la sua vita accorgendosi, dopo anni, che la sua realtà non è valida ed è vissuta solo a metà.
Sono parole che entrano dritte al cuore.
Il testo è ricco di metafore che, per il loro eccessivo volume, si sono portate dietro immense critiche e dispiaceri.
In effetti ogni oggetto evoca qualcosa di grande, di pungente.
Il romanzo ha uno stile unico, è una scrittura ordinata e godibile.
Sembra scritto da noi, da chiunque di noi.
La Sicilia fa da cornice, la mia amata isola che celebra ritorni continui e storie familiari davvero toccanti.
Il ritorno a casa è solo parte di quello che diventerà spirale di luci ed ombre.
E’ una voce delicata, un sussurro di parole.
Ida vi sommergerà.
Come quel mare di Messina così freddo e invitante allo stesso tempo.
Luna

Lincoln nel Bardo

lincolnlincoln 2
Stupore, e mi appare la notte.

Inquieta e vigile, ormai stanca.
La prendo sotto braccio e non ne ho più paura.
Mi sento protetta ed inerme.
Così questa scrittura, pacata ed irrefrenabile. Magnifica.
Attenta ad ogni particolare impercettibile.
Racconta racconta.
Narra di un luogo in cui i morti non sanno di esser tali e non capiscono.
Mal comprendono le dinamiche nuove e si arrovellano per anni.
In quel luogo a noi sconosciuto va il defunto Lincoln.
Piccolo uomo dal futuro inebriante e austero.
Smarrito si ritrova a vagare. Piccole anime in suo soccorso.
Fantasmi di ieri e di domani, spiriti erranti.
Travolto da oscuri presagi e violente narrazioni, il bimbo osserva ed insegue.
Alla disperata ricerca di un padre che non riesce ad accettare la perdita e il distacco.
Un padre che è anche un uomo, un politico, un marito.
Un uomo che non riesce a separarsi da un corpo ormai sfatto.
E commuove. 
Il lento andarivieni dei pensieri angoscianti.
L’inesorabile vita umana che se ne va quando vuole.
Un bacio, l’ultimo, che conduce alla fine.
E le azioni, che finiranno senza scelta, da compiere ogni giorno, per anni.
In attesa del domani.
Del prossimo, definitivo, abbraccio.
Luna

Kitchen

kithenE voi, quale stanza della casa amate di più?
Da chi vi sentite abbracciati, coccolati?

Quale cuscino vi consola? Quale angolo vi fa sentire sereni?
Per Mikage la risposta è semplice: non c’è posto al mondo che ami più della cucina.
Gli odori e i sapori l’avvolgono dolcemente mentre la sua tisana è calda e profumata.
La cucina è ricca di colori e umori. Di vita.
Le ricette si susseguono fra disastri ed incomprensioni.
L’anima si quieta tra i sorrisi e le grida di ospiti allegri.
Non c’è posto per la tristezza. E le ore volano lente mentre si ritorna alla vita vera.
Che serenità infine. Quanta pace.
L’amore nasce mentre attorno si muore.
La vita non può aspettare. Ci consuma velocemente.
E si prende coscienza che non è mai troppo tardi per ritornare ad essere felice. 
Per cercarla quella maledetta felicità, sparsa ovunque.
Tra lenzuola stropicciate.
Dentro muri di pietra.
Davanti un fuoco saltellante.
Attorno ad una speranza spiazzante.
C’è sempre qualcosa di buono nella vita.
C’è che siamo vivi. E preziosi.
E ogni attimo, colmo e unico. Irripetibile.
Luna