Una lacrima color turchese

mauroSarebbe stato perfetto per il periodo natalizio, ma visto che Natale “dovrebbe” essere ogni giorno, ho deciso di pubblicare ugualmente questo articolo per portare all’attenzione di tutti un libro leggero ma tanto significativo.
E’ la notte di Natale. Un paese come tanti.

Le campane risuonano ovunque portando messaggi di speranza e spiritualità. La neve cade leggera. Gli animi sono sereni. I fanciulli felici.
La chiesa accoglie i fedeli pronti ad aprirsi davanti al buon Dio mentre intorno dilagano le buone intenzioni e i propositi di una dolce eternità.
Si respira del buono. I cuori formicolano di bontà e benessere.
Cosa potrebbe turbare questa inerme realtà? Quale malefica magia?
Semplice, il Bambin Gesu’ sparisce misteriosamente.
Proprio così, il Bambinello.
Ogni presepe ne risulta sfornito. Eppure c’era nei giorni precedenti. 
Il panico dilaga tra il popolo. Chi avrà osato rubare le statuine?
Forconi e imprecazioni diventano l’unica arma disponibile.
I buoni propositi vengono rimandati a periodi più fertili.

Le famiglie vanno alla ricerca degli infami profanatori di presepi.
Il silenzio che accompagnava candidamente il periodo dell’anno più atteso si trasforma, in un attimo, in rancore coagulandosi nel cuore degli uomini.

Inizia la guerra. Televisioni, giornali di tutto il mondo parlano del fenomeno che ha assunto dimensioni mondiali.
In tutta la terra manca il Bambin Gesù. E credetemi, non è cosa da poco.
L’unica reazione possibile è trovare il colpevole. Quella impensata invece è il non cercarlo.
Perchè dare la colpa a qualcuno poi? A quale scopo?
Nessuno vuole cercare dentro se’ la ragione di questa mancanza.
Tutti cercano un uomo dimenticando di guardare se stessi. Come sempre.
I problemi nascono dalla mancanza di vergogna e turbamento. 
Gli occhi che soffrono sono sempre gli stessi.
La voce della coscienza è profondamente in coma dentro di noi.
E una sparizione improvvisa invece di portare il dubbio, genera solo violenza.
Inutile negarlo. Tutto l’universo è così.
Chi possono mai essere questi mostri in grado di provocare tutto questo?
Chi questi inermi spettatori?

La risposta sfugge incerta e poi ritorna. Noi.
Luna

Venti racconti allegri e uno triste

coronaCorona è davvero un esempio sorprendente di come un uomo possa fare mille cose nella vita, facendole tutte ugualmente bene.
Un profondo senso di ribellione domina i suoi romanzi come presenza costante ed immancabile.
E’ un uomo con una storia davvero particolare e affascinante. La sua esistenza è stata sempre imperlata dall’amore per la natura e i suoi splendidi monti.
A volte vedendolo in TV in qualche intervista ero portata a pensare “questo vuole fare tutto il selvaggio e il naturalista”, ma non è così.
Solo chi vive da sempre tra gli alberi e le montagne può parlarne e scriverne così bene. Ecco, questo lui riesce a farlo. Perché li ama veramente.

Questi racconti bucolici possono apparire, a tratti, noiosi e ripetitivi. Ma davvero per solo brevi tratti.
L’amore per la natura sommerge totalmente i miei ricordi mentre leggo storie di contadini e di gente onesta che si guadagna da vivere con il duro lavoro.
Quanti episodi simili a quelli da lui scritti potrei raccontare. Quante risate.

Certi personaggi non possono dimenticarsi. Quelli di Corona, sono uomini d’altri tempi. Uomini sorprendenti capaci di arricchire il proprio quotidiano.
Quelli che riempiono la vita ogni giorno con i valori che a volte, per la fretta, si tende a dimenticare.
Gli uomini che solo nell’amicizia riescono a trovare i compagni di giochi e serate felici.
I lavoratori che sanno come trascorrere le proprie giornate senza lamentarsi e annoiarsi.
In loro ho trovato qualcosa che ha tanto mio padre…la passione per la campagna, l’amore per la famiglia, la pace del proprio rifugio.
Forse questi racconti li apprezzo anche per questo.
In un attimo mi sento tra le buie foreste e tra il verde dei prati.
E non me ne lamento. Davvero no.
Luna