Guida il tuo carro sulle ossa dei morti

“Come fa Dio a esaudire contemporaneamente tutte le preghiere in tutto il mondo? E se sono in contrasto l’una con l’altra? Deve ascoltare le preghiere di tutti i figli di buona donna, dei demòni, delle persone cattive? E loro pregano? Ci sono luoghi dove questo Dio non c’è?”.

Janina Duszejko è come un Animale freddo e sorridente. Attenta agli altri animali, di ogni specie.
Niente le sfugge. È arrabbiata.
La sua Ira viene alimentata dalla rabbiosa verità del mondo che la circonda, un mondo che uccide gli animali, li squarcia e li mangia.
Janina è Donna e insegnante, traduttrice ed esasperata.
Vive in un mondo proprio, che le appartiene in maniera esclusiva.
Nessuno deve turbare il suo studio, il suo Oroscopo quotidiano.
Lei sa interpretare le stelle nel cielo e sa capire quando è il momento di morire. Per ognuno di noi.
Janina non è una di voi, perché è la sola a sentire la voce degli altri, degli insetti, delle volpi, delle Cerve selvatiche.
Gli altri uomini e donne forse potranno aiutarla ma lei è la sola a carpire le dinamiche degli esseri viventi.
E a conoscere la verità.
Janina è la sola a capire chi deve sopravvivere e chi deve morire.
E noi non possiamo fare altro che seguire il suo infinito viaggio.
Luna

Mia vita cara


Pozzi
Non credo di aver mai parlato di poesia qui nel blog.

E infatti, non è che io me ne intenda molto.
Di poesia non riesco a discutere, forse perchè dentro di me ho paura di sminuirla.
Non saprei cosa dire, che parole usare.
Perchè le parole le usano tutte loro, i poeti.
La realtà la dipingono, la fanno suonare. Di canto, di musica.
Di Antonia Pozzi invece saprei cosa dire. Non è difficile.
Credo sia importante dire che è morta suicida a soli 26 anni.
Non è una notizia irrilevante.
Figlia di un padre dalla forte e marcata personalità, vittima dei tempi, mai come la figlia.
La famiglia crea in noi delle aspettative che a volte si sanno cavalcare e a volte comprimono.
Antonia ne è rimasta avvolta ferocemente fino a rimanerne stritolata.
Cosa desiderava per se stessa trapela dai suoi scritti, riusciamo quindi ad immaginarlo.
Voleva una vita insieme, voleva alcune anime, non altre.
Desiderava essere figlia dei suoi tempi e non vittima.
Cuore fragile, sangue tormentato.
“ed io lì sotto
come un cencio cinerino
in cui la gente incespica
ma che non val la pena di raccogliere
lo si stiracchia un po’ di qua e di là coi piedi
e poi
a calci
lo si butta via”.
Questa è Antonia.
Luna

La natura esposta

natura
Con una delicatezza di linguaggio De Luca ci trasporta in un mondo fatto di montagne e confini, di mari e zone d’ombra. Di natura esposta.
Della natura che non è solo quella da scoprire esplorando, ma è intrisa di viscere e sangue, di vita.

La natura fatta di ossa e vene pulsanti. Fatta di umanità.
Così come si trova in noi, era tale in Gesù al momento della crocifissione.
Un particolare scultore deve quindi raffigurarla tale e quale in un uomo a grandezza naturale ma con il cuore di marmo.
E dal marmo rinascerà. Da lì avrà inizio un’infinità di cose nascoste e celate.
Fatte di mare e d’amore.
Verranno fuori verità grandi come la neve d’inverno e profonde come l’anima di chi le colleziona.
Scoprirà che l’arte non è peccato e che negare il proprio talento equivale a non averlo. 
Che bisogna riconoscere i doni che la natura ci ha donati ed imparare ad esserne grati.
Una poesia del racconto simile ad un’anima vagante.
Non sempre sono riuscita ad apprezzarne lo stile e la tecnica ma stavolta De Luca mi ha proprio incantata.
Mi sono persa in una natura buona, in un’ottima narrazione, in una gradevole storia di crescita senza età.
Non solo boschi e foreste, ma anche il mare di Napoli con la sua naturale bellezza.
E ancora una volta mi dico che saper scrivere non è da tutti e che riuscirci è paradiso.
Alla fine delle pagine tutto si adempie e il lavoro è fatto.
Provo come una soddisfazione interna nel riconoscere le qualità altrui quando sono proficuamente utilizzate nel tempo.
Una serenità e pace simili ad un volo al tramonto di ali sicure e fresche.
Di una voce che racconta la sua vita lontana.
Di un respiro capace di raccogliere l’eternità. Vivendo.
Luna

Il peso della farfalla

downloadUna conferma.
Che la natura è migliore dell’uomo.

Della natura dell’uomo.
Cacciatore. Traditore. Assassino.
Una coscienza venduta all’ossessione. Al sangue.
Un Re. Tale in tutto il territorio. Per tutti i suoi discepoli.
Un signore che aspetta il suo momento e gli va incontro.
Spietato. Crudele la mano che lo uccide.
Immobile. Grandioso, un cuore che continua a pulsare.
Una lotta che non vedrà due combattenti.
Ma uno solo. E non sarà l’uccisore.
Perchè gli animali capiscono il presente e vivono dentro esso.
Gli uomini no, non ne sono capaci.
Vivono in una infinità di ricordi e non carpiscono gli attimi appena passati.
Proiettano la loro esistenza in un futuro incerto e tetro.
Non sentono gli odori nell’aria.
Sono solo pronti a far fuoco. 
Pronti a uccidere questo presente.
E poi c’è lei. Una farfalla.
Vola leggera intorno alla rovina.
E poi si posa furente ed esperta.
Pulsante ed indomita.
Lei si che ha capito da che parte stare.
Luna

Venti racconti allegri e uno triste

coronaCorona è davvero un esempio sorprendente di come un uomo possa fare mille cose nella vita, facendole tutte ugualmente bene.
Un profondo senso di ribellione domina i suoi romanzi come presenza costante ed immancabile.
E’ un uomo con una storia davvero particolare e affascinante. La sua esistenza è stata sempre imperlata dall’amore per la natura e i suoi splendidi monti.
A volte vedendolo in TV in qualche intervista ero portata a pensare “questo vuole fare tutto il selvaggio e il naturalista”, ma non è così.
Solo chi vive da sempre tra gli alberi e le montagne può parlarne e scriverne così bene. Ecco, questo lui riesce a farlo. Perché li ama veramente.

Questi racconti bucolici possono apparire, a tratti, noiosi e ripetitivi. Ma davvero per solo brevi tratti.
L’amore per la natura sommerge totalmente i miei ricordi mentre leggo storie di contadini e di gente onesta che si guadagna da vivere con il duro lavoro.
Quanti episodi simili a quelli da lui scritti potrei raccontare. Quante risate.

Certi personaggi non possono dimenticarsi. Quelli di Corona, sono uomini d’altri tempi. Uomini sorprendenti capaci di arricchire il proprio quotidiano.
Quelli che riempiono la vita ogni giorno con i valori che a volte, per la fretta, si tende a dimenticare.
Gli uomini che solo nell’amicizia riescono a trovare i compagni di giochi e serate felici.
I lavoratori che sanno come trascorrere le proprie giornate senza lamentarsi e annoiarsi.
In loro ho trovato qualcosa che ha tanto mio padre…la passione per la campagna, l’amore per la famiglia, la pace del proprio rifugio.
Forse questi racconti li apprezzo anche per questo.
In un attimo mi sento tra le buie foreste e tra il verde dei prati.
E non me ne lamento. Davvero no.
Luna