Attraversare i muri

marina
Quanto scetticismo prima di leggere questa biografia.

Quanti luoghi comuni e preconcetti.
Quante sviste, giudizi assurdi e pensieri stravolti ho dovuto cambiare per capire davvero l’arte di questa donna.
Marina è un essere straordinario. Mentre la leggevo quasi mi rammaricavo di essere una donna così comune.
Artista unica ed ineguagliabile, anima forte e delicata, donna amabile.
Dentro questa storia c’è tutto.
Ci sono gli inni alla vita, c’è l’idea della morte. C’è la vergogna di quello che siamo e la meditazione di quello che potremmo essere.
Marina sfida il dolore e la disciplina. Tenta l’impossibile, urla la sua disperazione.
Parla dei suoi grandi amori, quello con Ulay occupa il posto principale.
Performances incredibili ne hanno fatto la donna che è, penetrante e vulnerabile.
La grande muraglia cinese attraversata a piedi solo per dire addio ad un grande amore.
Cresciuta in una Belgrado assente e violenta, due genitori severi, una mamma ferita e pronta a ferire.
In questa autobiografia c’è davvero tutto. 
Commozione, disgusto, incomprensione e arte.
Prima fra tutte: l’arte.
Per Marina il bello non è ciò che si può appendere, arte non è esteriorità.
L’arte è il corpo e le vibrazioni che ne provengono.
Arte è piacere e dolore. Amore.
Una donna che ha fatto dell’arte un bisogno di vita e l’unica ragione per vivere.
Leggere questa biografia non può far altro che arricchire le nostre menti.
Non va necessariamente apprezzata, forse davvero non è per tutti.
Io ho scoperto la freschezza delle idee e mi è piaciuto sapere che nel mondo ci sono persone tanto diverse da me. Credo di ammirarle.
Si spingono oltre il limite della mente e del corpo, vanno oltre le apparenze, oltre questo mondo.
Sono anime così pesanti che per non sentire più il rumore del dolore devono muoversi con leggerezza fino ad annullarsi.
Leggete la biografia di questa donna. Poi mi direte.
Luna

La luna e i falò

download (1)Profumo amaro di terra bruciata.
Silenzio forte di una luna cangiante.
Racconti di una vita passata…

Pavese aveva molto a cuore la sua ultima creazione, e io capisco perchè.
Tutto ha l’aroma di un’esistenza vissuta con la voglia di cambiare, di dare un senso a tutto questo.
Le montagne che fanno da ostacolo ed invogliano quel lento navigare.
Padroni e signori nella continua lotta per l’affermazione del potere.
La guerra, scenario immutabile e agghiacciante.
L’approccio alla lettura non è semplice. Affatto.
Parole dall’odore profondo ed intenso.
Misteri legati all’adolescenza.
Ad un mondo visto dalla parte dell’orfano. Dell’emarginato.
E poi l’America. La salvezza di pochi. La rinuncia di tanti.
Un paese che ancora aspetta.
Il racconto di chi ha avuto il coraggio di partire.

Gli occhi di chi non se n’è mai andato.
La voglia di riscatto verso chi ti ha trattato come bestia nel suo recinto.
L’amarezza di trovare un mondo che ha cambiato i suoi colori e la sua forma.
Una vita che raccoglie quello che l’esistenza è pronta ad offrire.
“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.”
Non ditelo a me…
Che quando ci sono mi sta stretto. E quando sono lontana mi manca.
E so che è sempre lì pronto ad accogliermi.
Come le braccia di mio padre. E le grida di mamma.
Luna