Vento & flipper

vento
Non è tanto il racconto che mi colpisce, ma il modo in cui si racconta.

E qui da imparare c’è veramente tanto.
Per primo, come si scrive un romanzo.
Non c’è una regola valida per tutti. Nessun confine.
Ispirazione? Una, nessuna, centomila.
Dubbi, paure? Eterne sconfitte.
Unico fallimento: non provare affatto.
Murakami racconta del suo tavolo da cucina, di come si è perso dietro miriadi di parole confuse e incerte.
Melodrammi stonati e accenti forti di storia. E poi narrazioni semplici di ragazzi ancora alla ricerca di qualcosa. No, non sono le sue storie migliori.
Ma migliore è il suono. Il primo della sua penna.
Lo vedo ancora ragazzino in preda alla voglia affamata di scrivere. 
Un flebile sussurro nel vento che risuona come un boato alle sue orecchie.
Il livello da raggiungere è davvero alto.
E crudele è il tempo.
Oggi un pensiero agitato anima la mia mente; mi accompagna per strada, mentre cerco di affermare le mie giornate inquiete.
Poi arriva la sera dai suoi colori forti e cangianti come il mare.
Infine l’inverno.
Lenta digressione di un’anima alla ricerca della luce.
Sono ancora sconvolta. 
Ho bisogno di un po’ di calore. Di silenzio.
Il cuore si scalda piano piano. Il tempo si scova.
E tutto accade come su quel tavolo, in cucina.
Le sorprese devono ancora arrivare.
Luna

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