Pantera

panteraCosa si saranno mai detti, tra di loro, seduti a quel tavolo buio e isolato?
Presto detto. L’arcano mistero mi viene svelato alla fine del racconto.

Ma l’amarezza rimane dentro. Classico di Benni.
Ti fa amare la sua protagonista e poi, in un attimo, vorresti prenderla per il collo.
Perchè non si è fatta avanti ugualmente? Come farsi scappare l’opportunità della felicità?
Non c’è niente da capire. Nessuna spiegazione.
In effetti, molti di noi amano prendere la vita per come viene, giorno per giorno…
Accettano il destino, per quanto contorto e crudele.

Semplicemente rassegnandosi.
Altri, come Aixi invece, lottano duramente contro la morte, cercando di strapparla ai giorni sofferenti.
E alla fine, magari ci riescono. O forse no.
Forse è solo un combattimento infinito, una guerra senza pari, una lotta disperata.
Giorni difficili e tragedie immense si nascondono dietro anime immobili che cercano di entrare nel pulsante vivere delle ore inquiete.
Immancabile l’epilogo. Contorto e duro.
In Benni amo profondamente quello che riesce a creare con poche parole.
Costruisce mondi inadeguati e terribili, mettendoci dentro cuori che rapiscono e rubano istanti di energia e purezza.
La vita vera dentro lo sporco del domani.
Vorresti tendere la tua mano. Aiutare a comprendere come vanno le cose.
Ma ad un tratto ci si perde. La logica non esiste più.
La paura del mondo sembra irrazionale, esagerata.
E alla fine, il giusto esiste. 
Impossibile, ma giusto.
Luna

IL grande Gatsby

gatsbyNon posso certo dire di averlo letto per seguire la moda del momento, ma a volte la propaganda e il cinema riescono a colpire l’interesse e a stimolare la curiosità.
Ed ecco che mi aspettavo il capolavoro promesso. 

Non sono rimasta delusa. Neanche piacevolmente colpita.
Forse quando ci prospettano le cose come assai straordinarie e di grande effetto, chissà poi che cosa ci si aspetta quando finalmente abbiamo la possibilità del riscontro. E le voci attorno quasi ci obbligano all’applauso.
Io invece voglio esprimere quello che ho sentito e provato.
La storia è una penombra continua.
I personaggi vivi e caldi.
Gatsby umano e debole nella sua ricchezza.
In fondo ha poca importanza da dove viene quell’immenso tesoro.
Il denaro.. e la villa..
Enormi feste che non riescono a riempire un cuore che soffre.
Una vita spesa per (ri)conquistare un passato ormai lontano e malinconico.
La storia non si infittisce mai fino in fondo.
La vita e la morte si alternano come gli ospiti di una di quelle feste. Passano senza lasciare il segno.
Le delusioni dell’anima colpiscono nel profondo e si fermano solo quando tutto è finito.
La prova che un amore a volte, è l’amore della vita. L’unico.
Quello che viene detto è duro, essenziale.
Niente frasi romanzate o dialoghi amorosi.
L’amore è messo lì in primo piano ed è violento e severo.
L’amarezza colpisce come il lusso e la speranza di poter tornare indietro.
Alcuni chiamano questi innamorati definendoli “maniaci” o “fissati”.
Altri inguaribili romantici.
E’ davvero difficile capire dove finisce l’amore ed inizia l’ossessione.
Vivere una vita sperando di rivivere il passato.
Trovare l’amore e portarlo per sempre nel cuore.
Forse sarà ossessione davvero. O forse questo è davvero l’amore.
Luna

Venivamo tutte per mare

venivamoLeggere questo libro è stato come immergersi tra voci, urlanti e silenziose, di mille donne, tra mille storie.
Una voce corale, così si presenta il racconto.
La verità brucia ad ogni frase e parola che scorre davanti.
Una realtà che fa male. 
La voce delle “spose in fotografia”. Le voci.
La speranza di poter trovare lontano da casa un piccolo spiraglio di felicità. Un uomo capace di proteggere e capire.
Scoprire il mondo di bugie e crudeltà. Mariti che sono animali da lavoro, uomini che costringono le loro giovani spose “per corrispondenza” a spaccarsi la schiena ogni giorno, senza la possibilità di fiatare, per poi concedersi ogni sera svuotando la mente dal mondo dei sogni e desideri che si aspirava di realizzare.
Queste unioni andavano al di là dei matrimoni combinati.
L’unica certezza era una foto… il promesso sposo lo si poteva solo immaginare. Le parole arrivavano successivamente… promesse effimere piene di menzogne e falsità.
Giovani donne giapponesi stipate in una nave con la voglia di cambiare, con la speranza di un’America libera da ogni discriminazione e incomprensione.
La realtà fa male davvero. Quanta delusione nei loro occhi…. mentre da sole partoriscono e il giorno dopo legano il bimbo alle loro spalle per riprendere il lavoro dei campi.
Mentre si concedono all’ennesimo uomo perché il marito ormai si è dimenticato della loro esistenza.
Quando avvertono alle loro orecchie le frasi dette dalla padrona bianca contro la loro vita vuota e massacrante.
Tornare nella propria patria è impossibile. Un’onta per la famiglia che tanto si ama e si rispetta.
Una sottile linea di malinconia. Profonde ferite che si portano per sempre dentro il cuore.
Donne che a volte, nel silenzio del loro pianto, si ricordano che un tempo osavano ancora sperare.
Non ho mai conosciuto una persona che potesse raccontarmi una storia del genere, vissuta sulla propria pelle.
Sentirla con le proprie orecchie avrebbe, forse un suono diverso. Ma in effetti non saprei dirlo con certezza.
Le emozioni arrivano comunque. Come una cascata in piena.
Queste donne, mogli e compagne appaiono nitide e ben delineate.
Non è un caos confusionale, tutte le voci sono definite e precise. All’interno del marasma della disperazione.
A volte ci si lamenta dei tempi, della nostra vita.
E’ vero che ogni periodo della storia è pieno delle sue difficoltà connesse ad un mondo che va sempre troppo veloce.
Ma la vita di ciascuna di queste donne è l’esempio calzante di come le attese vengono spesso deluse e ridicolizzate.
Di come bisogna solo puntare sulle proprie forze.
Di come a volte fuggire possa essere l’unica salvezza possibile. E a volte no.
Luna