Faubourg

faubourgL’ho divorato. Tutto d’un fiato.
Il solito Simenon.
Non sbaglia un colpo.
Al centro di tutto, un senso di ansia e tensione.
Qualcosa che deve accadere.

Un uomo in cerca di ricchezze. Una vita passata in giro per il mondo.
E poi inevitabile, il ritorno.
Incerti sono i motivi che spingono un avventuriero a cercare conforto tra quelle mura che, un tempo, sono state familiari e domestiche.
Ma il mondo non è mai come lo abbiamo lasciato.
I bambini sono diventati uomini. E le mamme invecchiano.
La piccola città accoglie come una famiglia, che attende coloro che si sono allontanati.
I vizi sono diventati padroni delle passioni e degli amori.
Le abitudini celano teneri calori che accompagnano i giorni di lunghe esistenze.
E ad un tratto, qualcosa sconvolge questa vita che sembra davvero sempre uguale.
Forse è il matrimonio, voluto solo per le immense ricchezze che si porta dietro.
Magari è il rapporto con l’amante che, necessariamente, deve cambiare.
Oppure è davvero l’animo umano portato all’agitazione.
Un moto continuo allo spirito e al cuore.

L’indole di ogni essere si trascina stanca per tutti gli anni, realizzandosi solo con le opere che si conformano ad essa.
E il disprezzo per gli altri porta ad odiare se stessi.
Come Simenon possa cogliere tutto questo è davvero per me un profondo mistero.
E le pagine lentamente scivolano verso un epilogo che non trova scampo.
Luna