La bottiglia magica

bottigliaCompletamente folle.
La magia non esiste, è vero, ma si può creare. Con la fantasia.
Benni riesce a costruire un mondo, proprio davanti ai nostri occhi.

Nuvole di polvere e fumo, acqua che scivola lenta sul nostro corpo.
Bottiglie galleggianti, gatti telematici, animi corrotti.
E’ tutto uno spasso. Ironico e pungente. Parodia di sempre.
A prima vista sembra una scemenza, una ecatombe di narrazioni ed emozioni sfuggenti.
Lampi di luce ed ombre accecanti.
Voglia di riscattarsi. Passione, quella vera. Questa è vita.
Ridere, piangere e ridere ancora.
Struggersi dalla voglia di vivere. Evadendo dalla quotidianità.
Sentirsi libera, nuotando tra le onde.
Una bottiglia può far tanto.
Può contenere S.O.S disperati o semplici messaggi d’amore.
Può rapire l’anima.
Può annegare col tempo.
Il lieto fine è quello a cui ambiamo tutti.
Immane e crudele. Imprevedibile.
La storia siamo noi, in fondo.
E le melodie più belle, quelle partono dal cuore.
Sincere e profonde.
Luna

 

 

Le Beatrici

le beatriciChe ci posso fare, a me Stefano Benni  fa morir dal ridere.
Racconta di queste donne come se fosse normale parlare delle loro pazzie ed umiliazioni.
E’ tutto un contorno di umorismo e risate.
Ma anche di sottile malinconia e profonda tristezza.
Si inizia con Beatrice che aspetta la dichiarazione del suo Dante.”Mica si decide questo. E’ sempre una continua poesia e rima baciata.. e di concreto? Mica si vive di parole scritte!”.
Quanto mi ricorda le donne di oggi, così insoddisfatte dei loro amanti.
Poi ecco la suora assatanata e la mamma che continua ad aspettare il figliolo che cresce.
Una continua attesa la vita.
Una ricerca ininterrotta. Un’esistenza lenta ed inesorabile.
I racconti delle vecchine sono quelli più commoventi.
Non viene voglia di deridere alcunchè. Solo voglia di lacrime.
Perchè l’ironia uccide a volte e colpisce più forte e profondamente.
Peggio di una lama tagliente.
I nonnini che aspettano qualcuno che venga a prenderli.
La solitudine e il silenzio, una cornice perfetta.
Niente più passioni. Solo ricordi.
Parole intelligenti quelle di Benni. Pensate per rimanere dentro.
E tra personaggi, così diversi e misteriosi, ci si perde.
Per poi ridere.
E piangere.
E ridere ancora.
Luna

Cari mostri

benniOrribili immonde creature degne di rimanere nella melma più viscida.
Terribili squali dai denti enormi e affilati.
Bestie feroci e violente pronte ad assalirti e divorarti. Sono questi i mostri.
Quelli che immaginavamo da bambini, ingenui e timorosi.
Quelli che a volte sognamo quando la notte appare lunga ed irrimediabilmente fredda.
Ne abbiamo paura. Soffriamo. Tremiamo al ricordo di vecchi incubi.
Ciechi nelle nostre certezze. Folli nella propria ragione.
I veri mostri sono dentro di noi.
Vampiri e zombie in cerca di una pace eterna.
Oscure creature che si trascinano in esistenze lente e impietose.
Ma, se riesci a guardare oltre la nebbia confusione ed arrivare alla profondità del male, ecco che la realtà si svela ai nostri occhi.
I mostri, siamo noi.
Cattivi. Crudeli.
Insensibili. Invidiosi.
Stefano Benni te lo grida in faccia: Non meravigliarti degli altri, anche tu sei un mostro!
Poi leggi i suoi racconti e un brivido ti scuote dentro.
Ritrovi certe abitudini di vita. La rabbia che spesso viene fuori.
La cattiveria verso l’uomo e gli animali.
La povertà degli animi. La solitudine dei cuori.
Non posso non affermare con dolore che le strane creature, misteriose,  in fondo non lo sono poi tanto.
Siamo noi. Semplicemente.
Non bisogna cercarle chissà dove.
Sono ovunque.
In mezzo a noi. Dentro di noi.
Negli abissi infiniti, della coscienza nascosta.
Luna

Benni in teatro stasera. Alla ricerca dei veri mostri.

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Il bar sotto il mare

benniUn posto come quello io davvero vorrei frequentarlo.
Ci si trova con gente diversa e stravagante, ognuno di loro con le proprie peculiarità.
Racconti ce ne sono, davvero tanti.
Non eccessivamente drammatici o dolorosi.
Matti e impossibili forse, mai ridicoli.
Pagherei per poterne ascoltare qualcuno.
Berrei litri di birra e flirterei col marinaio, mentre intorno a me l’ambiente si riscalda e si popola di strani esseri e di parole, apparentemente incomprensibili.
Che compagnia questa!
Quello che preferisco? Il signore con la gardenia. E’ lui che mi ha portata dentro questo strano posto.
E la sirena.. la bambina.. il nano.
Sono tutti miei amici.
Ognuno di loro ha qualcosa da dire, da svelare.
Nessuna vergogna, qui dentro si può parlare davvero di tutto!
Di un paese con strani cambiamenti climatici.
Di uno strano capitano con la mania dell’ordine e della pulizia.
Di un bambino cresciuto nell’ombra e nel mistero.
Di un famigerato chef e della sua voglia di sconfiggere “Belzebù”.
La curiosità mi divora e spero che le storie non finiscano mai.
I personaggi cominciano ad assumere caratteristiche quotidiane e mi sembra di vederci qualcosa di buono.
La voglia di ammazzare la solitudine, abbracciandosi agli altri.
La vita che scorre lenta e che, a volte, non vuol proprio finire.
E Benni.. il burattinaio che muove questi strani fili.
Alla salute!
Luna

 

Pantera

panteraCosa si saranno mai detti, tra di loro, seduti a quel tavolo buio e isolato?
Presto detto. L’arcano mistero mi viene svelato alla fine del racconto.

Ma l’amarezza rimane dentro. Classico di Benni.
Ti fa amare la sua protagonista e poi, in un attimo, vorresti prenderla per il collo.
Perchè non si è fatta avanti ugualmente? Come farsi scappare l’opportunità della felicità?
Non c’è niente da capire. Nessuna spiegazione.
In effetti, molti di noi amano prendere la vita per come viene, giorno per giorno…
Accettano il destino, per quanto contorto e crudele.

Semplicemente rassegnandosi.
Altri, come Aixi invece, lottano duramente contro la morte, cercando di strapparla ai giorni sofferenti.
E alla fine, magari ci riescono. O forse no.
Forse è solo un combattimento infinito, una guerra senza pari, una lotta disperata.
Giorni difficili e tragedie immense si nascondono dietro anime immobili che cercano di entrare nel pulsante vivere delle ore inquiete.
Immancabile l’epilogo. Contorto e duro.
In Benni amo profondamente quello che riesce a creare con poche parole.
Costruisce mondi inadeguati e terribili, mettendoci dentro cuori che rapiscono e rubano istanti di energia e purezza.
La vita vera dentro lo sporco del domani.
Vorresti tendere la tua mano. Aiutare a comprendere come vanno le cose.
Ma ad un tratto ci si perde. La logica non esiste più.
La paura del mondo sembra irrazionale, esagerata.
E alla fine, il giusto esiste. 
Impossibile, ma giusto.
Luna

Di tutte le ricchezze

giustAh l’amour…
Quanto è selvaggio e onesto nello stesso tempo.
E se colpisce all’improvviso, allora è meraviglia!
L’attesa logora. L’inaspettato fulmina.
Un anziano e solitario professore. Una vita assente.
Una compagna persa. Aspettando il nulla.
La luce che ritorna in una vita, che aspetta solo la parola fine.
Immaginare il ritorno al sorriso. E infine realizzarlo.
La vita degli altri a volte può coinvolgere talmente tanto da lasciare il segno.
E il cuore si risveglia.
I sensi ricominciano a cantare.
La speranza non è vana. Tutto è possibile.
Le scene sono semplici e calzanti.
Il ballo del paese, la festa che avanza.
Tenere tra le braccia quella donna che è riuscita a riempire i pensieri e le notti.
Un attimo di illusione. Praticamente un’eternità.
E poi finalmente riuscire a volare.
I sogni si fanno nuvole. La luce un antico bagliore.

“Crediamo di sapere cosa scriveremo sulle pagine dei giorni futuri, oppure crediamo addirittura di essere già alla fine del libro… ma c’è sempre una pagina che ci sorprende”.
Luna

Un anno insieme. Certamente da ricordare.