Quattro etti d’amore, grazie

ettiNon posso credere di non aver scritto io questa storia.
L’idea è mia. Assolutamente.
A me capita di continuo.
Quando sono in macchina, in mezzo al traffico, ferma al semaforo.
Mi metto a guardare in giro. Ed osservo.
Le macchine vicine sono piene di gente, di persone con facce ognuno diverse da quelle degli altri.
Ed è proprio in quei momenti che comincio ad immaginare…
In base alle espressioni, alle mani nervose e nevrotiche, alla voce urlante e i gesti silenziosi.
E penso.. chissà com’è la sua vita..
Secondo me questo è un uomo importante. Questa qui è sicuramente single.
Chissà se sono felici?
Nel romanzo in questione invece, le due protagoniste immaginano la vita dell’altra semplicemente guardando la spesa contenuta ognuno nel proprio carrello.
“Che cosa strana” ho pensato…
Al limite, guardando i cibi che acquistano gli altri si può intuire il regime alimentare.
Magari anche il numero dei componenti della famiglia.
O forse la presenza di bimbi a casa (vedi pannolini o roba simile).
Mai avrei immaginato che si potesse davvero così tanto immaginare…
Le due donne cominciano a costruire pian piano la vita dell’altra, mettendola necessariamente a confronto con la propria.
Si pensa sempre che gli altri siano più felici di noi stessi.
Dall’esterno si vede solo quello che la gente vuole mostrarci. O quello che noi vogliamo vedere.
Una moglie e mamma. Un’attrice sola.
Sembra niente, invece hanno tanto in comune.
Vogliono scappare, resistere ad una routine senza fine.
Vogliono essere capite. Vogliono essere felici.
Si concentrano così tanto sulla vita dell’altra, che cominciano a trascurare la propria.
Accorgendosi che quello dal quale vogliono fuggire è semplicemente il loro punto di partenza.
Un punto di arrivo che non è mai scontato.
Una ricerca che non è mai conclusa. Ma infinita.
Luna

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