Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto

piedra
Nulla di nuovo in fondo. Sempre amore. In tutti gli stili.

Il dolore della perdita e la gioia dell’eternità.
Un accrescimento dell’anima e della mente.
Coelho realizza numerose suggestioni e speranze per tutti noi ma, per natura, non mi sento molto attratta dai suoi scritti.
Tuttavia trovo dentro le sue parole qualcosa di positivo che colpisce i miei ricordi portandomi a riflettere.
E quello che mi è rimasto in mente è questo: Io e l’Altra.
Niente di inconcepibile.
Un pensiero tutt’altro che strano.
Non ce ne accorgiamo, ma spesso siamo schiacciati dal peso delle responsabilità e dei doveri.
“Devo laurearmi, riuscire a trovare un lavoro, infine sposarmi. E’ così che va il mondo”.
Poi un giorno ci accorgiamo che ne abbiamo abbastanza, che non è questa la vita che vogliamo ma è solo ciò che ha deciso per noi il conformismo e le aspettative altrui.
E una mattina decidiamo di darci un taglio.
L’Altra cerca di dissuaderci. “Non puoi farlo, che farai se non vincerai il concorso. Che ne sarà degli anni spesi in studi e sacrifici?”.
Ecco nuovamente un sasso nel cuore, il buio in testa, la ragione cupa del tempo che passa.
Ma l’Io, quello dell’anima richiama limpidezza.
La vita è una sola. Va vissuta, finalmente intensamente.
Anche se i cambiamenti spaventano e si inizia a percorrere una strada diversa da quella tracciata dagli altri. Anche se la paura è lì, dietro l’angolo.
Voglio dedicare questo post a tutti coloro che la stanno percorrendo quella strada, quella che gli altri non approverebbero, quella che fa tremare.
Ma i passi sono quelli che facciamo noi mentre inseguiamo la nostra stella.
Siamo noi gli unici in grado di decidere. Noi quelli che viviamo la nostra vita.
E’ difficile. Possibilità di perdere? Tante. 
Voglia di provare? Immensa.
Rischi e probabilità. Questa è la vita.
Ed è il dono più grande che abbiamo.

Sprecarla sarebbe davvero l’unico peccato.
Luna

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23 thoughts on “Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto

  1. A me era piaciuto questo libro, qualche spunto interessante lo avevo colto.
    Sulla strada, il problema è che, realisticamente, non sempre si ha la possibilità di scegliere.

  2. UNA SOLA VITA

    di Fausto Corsetti

    Nelle notti gelide e nelle giornate avare di luce della stagione fredda la natura non fa venir meno il profumo delicato e il colore tenue di alcuni fiori capaci di resistere al gelo. Nemmeno l’inverno più intenso è del tutto privo di piccoli segnali da cui affiora la forza irresistibile della vita.
    E persino il passo affrettato di chi tenta di sottrarsi alla morsa del gelo può essere rallentato, catturato da sapori e da odori che ricordano la primordiale vocazione alla vita.
    Non vi è stagione, non vi è tempo, non vi è realtà esistenziale che non rechi con sé un richiamo deciso a riaffrontare la sfida della vita. Anche quando tutto sembra azzerato o travolto da eventi in apparenza incontrollabili e devastanti.
    E di più… Tale richiamo reca con sé un insopprimibile bisogno e determinazione ad affrontare la sfida non in qualche modo, ma con piena consapevolezza. O l’esistenza è un’attiva consuetudine a riconoscersi e a dare il nome giusto a persone e cose o vita non è.
    La qualità di un’esistenza non può essere determinata dalla quantità di eventi vissuti o dal numero di risultati di successo ottenuti, ma dalla capacità di perseguire obiettivi e di interpretare valori, di condividere ideali in modo consapevole e responsabile. Dichiararsi soggiogati da circuiti esistenziali ingovernabili altro non è che ammettere la propria incapacità di coltivare e perseguire idealità capaci di incidere concretamente sul quotidiano. Parole e dichiarazioni d’intenti non bastano.
    Forse è troppo difficile da riconoscere: ma se tutto confligge con le aspettative che si vorrebbero perseguire, se tutto ciò che è esterno sembra avere una forza superiore a ciò che è interno, probabilmente il profumo che viene da dentro e il fiore che germoglia nell’intimità non sono ancora sufficientemente radicati.
    Forse, con altre parole, non si è ancora in grado di dare un nome a ciò che si prova dentro e a ciò che potrebbe davvero riempire di senso il tempo e la vita.
    Solo nella libertà, quella interiore, solo nella verità di sé, è possibile che i pensieri del primo mattino e quelli della notte più profonda trovino parole giuste per diventare nomi, storia, vita. Solo da dentro viene la forza capace di alimentare, motivare e sostenere ogni cammino. Altrimenti, tutto resta fatica e insuccesso.
    La vita non ha altro nome che quello che si è in grado di darle. Ciò che nome ancora non ha, assomiglia alla notte, alla non conoscenza, alla non consapevolezza e, perfino, alla non libertà.
    Quando non si riesce più a vedere che il sole del primo mattino ha un colore diverso da quello di mezzogiorno, o a cogliere già al crepuscolo la prima falce di luna che si alza a custode dei segreti della notte, forse, vuol dire che si è smarrito il senso delle cose e del loro accadere. Quando non c’è più il tempo per una sosta silenziosa, forse il fare ha avuto il sopravvento sull’essere, l’apparenza sulla sostanza, l’aspettativa sulla libertà. Vivere non è la stessa cosa che sopravvivere.
    Per cambiare non basta aspettare che passi il tempo, che scompaia l’inverno, che le difficoltà siano spazzate via dal tempo. Servono desideri quotidiani fedeli, scelti, confermati e attuati attraverso spazi ricercati, coltivati e alimentati da una fedeltà fatta di determinazioni concrete, costanti, coerenti.
    Può sembrare assurdo: ma la vita di ogni giorno, che spesso sentiamo fredda, arida, insignificante, diversa dai nostri desideri, può diventare sul serio il luogo privilegiato dove s’impara a star bene con se stessi, con gli altri, con il mondo che ci ospita, dove si può arrivare davvero ad assaporare in pienezza quel profumo capace di rendere più umano lo stesso esistere e di far assaporare quella dimensione interiore che, unica, appaga ogni intimo desiderio.

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