Addio fantasmi

terranova
La storia di Ida colpisce al cuore.

E’ la storia di una famiglia, del ritorno a casa, del vuoto, della mancanza.
E’ un romanzo autentico, semplice e limpido, fatto di emozioni e sensazioni.
Candidato al Premio Strega 2019, è la storia ideale per chi vuole fare un tuffo nei ricordi e provare a pensare a cosa si prova quando si parla di malinconia.
Qui dentro c’è tutto quello che ci serve per soffrire di ricordi, ci si trova dentro ad un vortice sconvolgente di immagini nitide e affascinanti.
Entreremo dentro la storia di una donna che soffre per la mancanza del padre che ha deciso di scomparire a causa del suo male.
E’ la storia di una donna che si salva solo alla fine, che immagina di vivere la sua vita accorgendosi, dopo anni, che la sua realtà non è valida ed è vissuta solo a metà.
Sono parole che entrano dritte al cuore.
Il testo è ricco di metafore che, per il loro eccessivo volume, si sono portate dietro immense critiche e dispiaceri.
In effetti ogni oggetto evoca qualcosa di grande, di pungente.
Il romanzo ha uno stile unico, è una scrittura ordinata e godibile.
Sembra scritto da noi, da chiunque di noi.
La Sicilia fa da cornice, la mia amata isola che celebra ritorni continui e storie familiari davvero toccanti.
Il ritorno a casa è solo parte di quello che diventerà spirale di luci ed ombre.
E’ una voce delicata, un sussurro di parole.
Ida vi sommergerà.
Come quel mare di Messina così freddo e invitante allo stesso tempo.
Luna

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Manhattan beach

manhattan
La Egan scrive davvero bene. 

Parla di partenze e di ritorni inaspettati.
Di immersioni dai contorni ben definiti e mancati ritrovamenti.
La sua scrittura è pulita e lineare, fa comprendere bene i pensieri delle persone e le lacune dell’umanità. E’ la storia di una donna, di una famiglia sconvolta dal dolore della perdita, di una fuga per la salvezza e della rivincita della libertà. 
Negli anni della guerra era davvero difficile andare avanti cercando la normalità tra le pagine di una quotidianità ormai morta.
Nel marasma del tempo e tra la solitudine del cuore, Anna riuscirà a diventare la prima donna palombaro nella storia degli uomini.
Antichi meccanismi cominceranno a sciogliersi e, faticosamente, si verrà a galla dai pregiudizi e dalle menzogne.
La guerra delle donne è ancora agli albori, mentre un’altra è ormai sul finire.
Delusioni e paure accompagnano il cuore dei sopravvissuti, cercando il conforto di mani e dita intrecciate.
Alcune pagine di questo romanzo mi hanno veramente commossa. 
La mancanza della condivisione, sentirsi soli in mezzo a tanti alla ricerca dell’unico uomo che si vorrebbe veramente accanto.
Sono parole forti, momenti coscenziosi di vita vissuta e intima.
Alla fine il destino è ironico e pungente, richiamerà tutti.
Li spingerà ad oltrepassare quella porta, dove i sogni non esistono più e la realtà è davvero più di quello che mai si potrebbe immaginare.
Luna

La natura esposta

natura
Con una delicatezza di linguaggio De Luca ci trasporta in un mondo fatto di montagne e confini, di mari e zone d’ombra. Di natura esposta.
Della natura che non è solo quella da scoprire esplorando, ma è intrisa di viscere e sangue, di vita.

La natura fatta di ossa e vene pulsanti. Fatta di umanità.
Così come si trova in noi, era tale in Gesù al momento della crocifissione.
Un particolare scultore deve quindi raffigurarla tale e quale in un uomo a grandezza naturale ma con il cuore di marmo.
E dal marmo rinascerà. Da lì avrà inizio un’infinità di cose nascoste e celate.
Fatte di mare e d’amore.
Verranno fuori verità grandi come la neve d’inverno e profonde come l’anima di chi le colleziona.
Scoprirà che l’arte non è peccato e che negare il proprio talento equivale a non averlo. 
Che bisogna riconoscere i doni che la natura ci ha donati ed imparare ad esserne grati.
Una poesia del racconto simile ad un’anima vagante.
Non sempre sono riuscita ad apprezzarne lo stile e la tecnica ma stavolta De Luca mi ha proprio incantata.
Mi sono persa in una natura buona, in un’ottima narrazione, in una gradevole storia di crescita senza età.
Non solo boschi e foreste, ma anche il mare di Napoli con la sua naturale bellezza.
E ancora una volta mi dico che saper scrivere non è da tutti e che riuscirci è paradiso.
Alla fine delle pagine tutto si adempie e il lavoro è fatto.
Provo come una soddisfazione interna nel riconoscere le qualità altrui quando sono proficuamente utilizzate nel tempo.
Una serenità e pace simili ad un volo al tramonto di ali sicure e fresche.
Di una voce che racconta la sua vita lontana.
Di un respiro capace di raccogliere l’eternità. Vivendo.
Luna

Pantera

panteraCosa si saranno mai detti, tra di loro, seduti a quel tavolo buio e isolato?
Presto detto. L’arcano mistero mi viene svelato alla fine del racconto.

Ma l’amarezza rimane dentro. Classico di Benni.
Ti fa amare la sua protagonista e poi, in un attimo, vorresti prenderla per il collo.
Perchè non si è fatta avanti ugualmente? Come farsi scappare l’opportunità della felicità?
Non c’è niente da capire. Nessuna spiegazione.
In effetti, molti di noi amano prendere la vita per come viene, giorno per giorno…
Accettano il destino, per quanto contorto e crudele.

Semplicemente rassegnandosi.
Altri, come Aixi invece, lottano duramente contro la morte, cercando di strapparla ai giorni sofferenti.
E alla fine, magari ci riescono. O forse no.
Forse è solo un combattimento infinito, una guerra senza pari, una lotta disperata.
Giorni difficili e tragedie immense si nascondono dietro anime immobili che cercano di entrare nel pulsante vivere delle ore inquiete.
Immancabile l’epilogo. Contorto e duro.
In Benni amo profondamente quello che riesce a creare con poche parole.
Costruisce mondi inadeguati e terribili, mettendoci dentro cuori che rapiscono e rubano istanti di energia e purezza.
La vita vera dentro lo sporco del domani.
Vorresti tendere la tua mano. Aiutare a comprendere come vanno le cose.
Ma ad un tratto ci si perde. La logica non esiste più.
La paura del mondo sembra irrazionale, esagerata.
E alla fine, il giusto esiste. 
Impossibile, ma giusto.
Luna

Il vecchio e il mare

vecchioUn pesce così non lo aveva mai pescato.
Che fortuna! Finalmente, dopo tanto tempo.

Ottantaquattro giorni per l’esattezza!
Pesante. Grosso. Sodo.
Un pesce in piena regola.
E che fatica trascinarlo dietro, incatenato a quella piccola barca.

Finalmente il mare non è più un nemico. 
Tutto questo viene racchiuso nelle poche pagine di un libro che riesce ad acchiappare ogni più piccolo movimento ed esaltazione.
Sembra poca roba, ma non è di certo così.
Da sempre si pensa che l’uomo giochi un’eterna lotta con la natura che gli è ostile.
Crudelmente cattiva.
Questo scritto dimostra che non è così. Almeno non sempre.
Il buon Santiago ci parla con le sue prede. Gli chiede perdono per l’orrenda morte che gli procura.
Mi porta a capire il senso di tutto. Un grande rispetto per le creature e un’enorme dignità.
La sconfitta è inevitabile. Inesorabile e lenta.
Prende la forma del pescecane, ma conserva dentro di se’ tutto il fascino della lotta e delle ferite fredde e silenziose.
Un monito per la mente. Una forza per il domani.
E se pensate che il vecchio si arrenda.. bhe, allora non lo conoscete davvero.
Luna

1019 abbracci e carezze a voi che non riesco a toccare con le mie mani, ma solo con le mie parole.

Le signorine di Concarneau

signorineNessuno come Simenon riesce ad analizzare una vita.
Grazie ad un piccolo, e a volte, insignificante episodio l’esistenza dell’uomo viene esaminata a secco e scandagliata nelle sue piccole forme e abitudini.

Un artista. Niente da dire.
Le piccole miserie dell’esistenza. La vigliaccheria. Le paure.
A volte è la storia di un’anziana coppia.
In altre invece, un giovane figlio perduto.
Questo romanzo, in realtà è incentrato su diversi rapporti.
Fratello e sorella.
Uomo e donna.
Madre e figlio.
A fare da cornice, un paese abitudinario fatto di gente tranquilla e lavoratrice.
Un pescatore che oltre ad essere un uomo maturo è anche un bambino alle prese con le attenzioni delle sorelle, padrone assolute dei suoi vizi e dei suoi amori.
Una tragedia che sarà un’occasione di libertà. Da prendere al volo. Per non morire.
Scene quotidiane di amore egoista e insano.
Affetti sconfinanti in legami possessivi e chiusi.
Forse a volte noi stessi non ci accorgiamo di come sia difficile camminare con le proprie gambe.
E’ molto più semplice poter confidare sulle scelte degli altri, quando sono gli altri a scegliere per noi.
E ad un tratto la vita ci appare vuota. Non vissuta.
Abbiamo rinunciato ad un amore perchè alla nostra famiglia non piaceva.
Oppure abbiamo abbandonato l’idea della felicità perchè urtava con il pensiero collettivo…
Quante volte siamo condizionati dagli altri. Dalla loro opinione. Dal loro assenso.
E se invece fosse più semplice spiccare il volo… allontanarsi dalla paura del consenso, della delusione.
Non è mai cosa facile. A volte il condizionamento è addirittura invisibile.
E se avessimo avuto accanto persone diverse, la nostra vita sarebbe stata sempre la stessa?
Se avessimo dato ascolto solo alla nostra voce…
Se solo riuscissimo ad urlare più forte degli altri..
E sentire veramente solo noi stessi.
Luna