L’arte di conoscere se stessi

Non è un genio e nemmeno un signore, anzi, alcune sue affermazioni possono davvere stare sullo stomaco.
E’ un pessimista introspettivo, ansioso, scostante.
Devastanti le sue parole nei confronti dell’umanità, poco gentile con le signore, avezzo alla solitudine e all’indifferenza per gli esseri umani.
Eterni sconsiderati capaci solo di far del male.
Parole moleste le sue, difficile dargli torto a volte.
Certe frasi mi sono entrate dentro le vene e bruciano ancora.
Schopenhauer ha imparato a vivere la vita a modo suo, escludendo gli altri.
Totalmente.
La sua mente fredda analizza fenomeni sociali come il matrimonio o le aggregazioni tra gli esseri viventi: niente di più folle potrebbe decidere di fare l’uomo.
La tortura sarebbe meglio rispetto alle unioni familiari perchè da essa prima o poi se ne potrebbe trovare sollievo, dal matrimonio no.
Gli uomini sono capaci solo di offendere, ferire l’animo altrui, deriderlo.
Cattive le sue parole più di ogni altra cosa, ma scavando bene nel loro profondo una verità comunque mi appare chiara.
Invidie, gelosie ci appartengono dunque, fanno parte dell’uomo.
Il nostro essere nutre risentimento nei confronti dei più eccelsi, è l’inconscio che parla.
L’uomo è fatto di debolezze, riuscendo tuttavia  ad essere portatore di profonda forza e ragionevolezza, essendo altresì vulnerabile.
L’introspezione fa paura ed essa stessa ci osserva.
“Da come gli altri si comportano con noi non dobbiamo desumere e apprendere chi siamo noi, bensì chi sono loro”.
Questa mi appare come luce nelle tenebre del mio infinito.
E seppur fragile appare l’umanità, da essa possiamo trarne grandi valori.
Considerando la storia di grandi anime.
E di ordinari fenomeni.
Luna

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Abbiamo sempre vissuto nel castello

abbiamo
Strana storia questa. 

Quella di due bambine, di una famiglia, della sua morte.
Di un castello incantato, di una casa distrutta, di un destino segnato.
Le sorelline sopravvissute ci guideranno attraverso le varie stanze e camere della loro vita per portarci di fronte a quella verità che fa tanto male immaginare.
Una realtà scomoda, capace di far soffrire e di allontanare le anime più fragili.
La sedie a rotelle del caro zio avanza lentamente in giardino mentre Constance cucina il pranzo per tutti.
Merricat gironzola intorno alla casa con il suo fidato gatto e inventa giochi e malefici che nessuno è in grado di accertare.
Tutto scorre tranquillamente in una routine che sa di insano e gli abitanti della vecchia villa sono ormai fantasmi per l’intera comunità.
Ma ad un tratto ecco che irrompe lo sconosciuto, il male estraneo alle mura domestiche, capace di rompere l’equilibrio apparente e il legame sottile creato per farlo sopravvivere.
Come se questo non bastasse ecco le fiamme; alte e sfuggenti, in grado di distruggere ogni cosa e di ridurre in cenere gli antichi ricordi.
L’ignoto ingoierà l’immenso e la nebbia nasconderà la cenere addosso.
Le sorelline resteranno incastrate in questo strano mondo e gli abitanti che ne hanno fatto parte ne rimarranno esclusi per sempre.
Constance continuerà a cucinare, Merricat forse ballerà contenta.
Il cancello si ergerà alto, a protezione della casa.
E le nuvole che prima la abitavano, si dissolveranno lontano dalla villa.
Come d’incanto il maleficio avrà luogo.
Le streghe risorgeranno dalle loro tende, tutte insieme verso l’eterno invisibile.
Quello che non viene detto, ma si sa.
Quello che non viene fatto, ma si conosce.
Luna

L’arte di passare all’azione

azione
Sono stata in Giappone in luna di miele.

Il sole di Tokyo ha fatto sudare il mio cuore di profonde emozioni, Kyoto mi ha inebriata dei suoi profumi e odori, Kanazawa, Shirakawa- go e Takayama mi hanno stravolta e definitivamente stesa al suolo.
E’ un posto magico, in tutte le sue sfumature e contorni.
Ho assaporato i prodotti locali, ma ancor di più, ho carpito quello che per loro è il significato della vita, e della morte.
Il popolo giapponese ha una dignità che non ostenta e un’eleganza innata.
L’arte di passare all’azione ce l’hanno nel sangue, gli scorre lungo il corpo esile e scattante puntando direttamente al cuore.
La meditazione per loro non è un feramarsi ma un continuo divenire.
Ciò che a noi parrebbe lentezza in loro è concentrazione, tattica e intuito.
I problemi quotidiani non si superano con l’indifferenza e questo saggio non vuole risolvere tutti i quesiti che assillano la nostra vita.
E’ un gioiello da leggere e su cui riflettere.
Avevo bisogno di consegnare le mie emozioni su qualcosa che presentasse i miei problemi con leggerezza e naturalezza ed è stato davvero così.
Ho valutato ogni singola parola e non sono giunta a nessuna conclusione.
Ognuno di noi gestisce il tempo e gli affanni nella misura meno lacerante e pregnante.
Lottiamo ogni giorno contro le nostre paure quando invece l’unica cosa giusta da fare credo sia conviverci.
Niente passa per sempre e, a volte, le cose non si superano in maniera definitiva. 
A volte ritornano. E ritornano male.
Ho voglia di pensare che una soluzione c’è alle cose, ma è personalissima e non universale.
Forse si dovrebbero accettare tutte le nostre insicurezze, accoglierle dentro di noi.
Ho capito questo durante questo lungo viaggio fatto di felicità e di profonda emozione.
Perchè niente nella vita è totalmente bello.
E niente totalmente brutto.
Luna

Anthony De Mello. Aquile e polli.

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L’ho comprato per caso e letto per passione.
Mi ha fatto capire tante cose e adesso che ne scrivo, vorrei riprenderlo in mano e strofinarmelo addosso.

Così che forse i pensieri possano rimanere più impressi nella pelle, e la mente stanca li possa ricordare.
Vorrei andare più a fondo e farmi male ancora.
Perchè quando ho letto di polli e aquile non potevo credere a quello che vedevo.
Davanti a me persone, gesti, toni acerbi che rimbombavano in testa quasi fossero musica assordante.
E invece erano solo ricordi.
Pensieri di anime pulite e di coloro che mi hanno fatto del male.
Compresa me stessa.
A chi ha provato a sottomettere la mia volontà senza riuscirci ho solo voltato le spalle e gridato la mia indifferenza.
A chi ha cercato di sopraffarmi ho risposto che la mia natura non mi porta a diventare schiava. Che posso farci, sono fatta così.
Tutte queste frasi ed emozioni me le sono ritrovate sparse nel mio letto, sul divano della cucina, in tram mentre aspettavo.
Mi sono abbracciata più volte e meravigliata del potere delle parole che evocano pensieri.
E proprio quelli, belli o brutti, possono condizionare la nostra vita rendendoci fragili e insicuri.
Ma è il pensiero che abbiamo di noi che veramente conta. Quello sì che è davvero importante.
Teniamoci stretti la nostra vita e l’amore per noi stessi.
Di tempo ce n’è poco. Gli attimi a volte durano un’eternità.
Non voglio perdermi quello che di bello c’è ancora per me.
Non voglio perdermi.
Luna

Ad un mese esatto dal mio matrimonio voglio dedicare le mie parole a te che mi stai vicino col cuore, con l’anima e con amore.

Le storie di Arturo Bandini

bandini
Avevo dec
iso di non leggere nulla di John Fante perchè mi era stato raccomandato da un collega lettore presuntuoso ed ostile.

Invece quella ostile ero io. Preoccupata solo di non dar retta ad opinioni dure e pressanti e decisa ad andare oltre ad un consiglio spassionato ed opportuno.
Meno male che mi sono arresa. A braccia aperte.
Ho accolto questi scritti con la gioia nel cuore e la speranza di parole confortevoli.
E ho trovato una famiglia. Una normale, assolutamente ordinaria.
Immigrata in America, italiana nel sangue, lo stivale nel cuore.
Usi e costumi diversi, mentire per dimenticare.
Voci autorevoli, mamme attente e stanche.
Cuori ribelli.
Un aspirante scrittore e i suoi sogni, un po’ infranti e un po’ spietati.
Vite difficili. Amori che fanno la differenza.
La promessa di una vita migliore, senza spine che fanno male, senza serpi nel cuore.
La ricerca complicata della propria strada piena di lacrime e sensi di colpa, seppur piena di desideri e amori incondizionati.
Fanciulli che diventano uomini, mamme che sono donne, donne innamorate e respinte.

In quella piccola stanza umida e fredda, un po’ ho sofferto anch’io.
I bambini che giocano tra di loro, una madre che attende il marito affamato, un uomo disperato che aspetta la primavera.
Il calore dei corpi che si intrecciano, le preghiere sommesse e aggraziate, gli animi duri a morire e a quietarsi.
La speranza che prevale su un mondo che non lascia scampo e crea confusione.
Mi ci voleva proprio un romanzo semplice.
Le sue parole creano grovigli complicati e la sera, seppur malinconica, arriva leggera nel mio cuore.
Luna

Mi sa che fuori é primavera

primavera
Non mi aspettavo un libro così profondo ed intenso.
Una storia vera, di vita.
Una mamma privata delle proprie figlie, portate via dall’uomo che un tempo l’ha amata tanto.
Un fatto di cronaca che ha portato a numerose riflessioni ed a un triste e crudele interrogativo: come ha fatto quella donna a non accorgersi di niente?
Ce lo spiega la stessa protagonista attraverso la voce narrante della De Gregorio.
Più che cronaca nera questo romanzo mi appare un inno alla vita.
Si può amare di nuovo dopo aver perso le tracce delle proprie figlie?
Si può ancora donare la propria fiducia dopo aver subito un tradimento così infimo e spietato?
La risposta, di certo, non può essere univoca e conciliante.
Irina risponde così: si, si può tornare ad amare, a vivere.
Fuori il sole splende ed è piacevole la brezza che ci porta il vento.
Il calore ci travolge dentro e porta alla luce, alla voglia di dare.
Nuova energia nel corpo, diverse possibilità.
Ricominciare la propria vita con un uomo accanto che non è quello che ti ha privato del futuro.
Perchè, come dice Irina, a mancare non è un figlio, ma quel figlio, proprio quello che si è perso.
A mancare sono proprie le sue gemelline, quelle che a sei anni sono state portate via dal proprio padre e non sono mai state ritrovate.
A mancare sono solo loro, le loro voci squillanti, le loro personalità così marcate e squisitamente differenti.
E allora, cosa resta della vita dopo tutto questo dolore?
Cosa c’è dopo così tanta sofferenza?
Il dolore resta, certo. Così forte e pesante non può andare da nessuna parte.
Ma è incredibile come l’animo umano possa rimanere attaccato così saldamente alla vita.
Perchè la vita porta sempre nuove speranze e sapori.
Il sapore di ricominciare, di continuare ad andare avanti, a sperare ancora nella vita e nelle risorse di ogni essere vivente.
Dopo il dolore ci può ancora essere la vita.
E ancora l’amore. Senza privarsi dei ricordi.
Luna

Il diario di Jane Somers

diario
Intenso come il profumo della primavera.
Energia pura come le onde del mare che si infrangono sugli scogli.

Leggero come la brezza che soffia sul viso.
Ho scoperto per caso questo titolo ed è stato subito amore per l’autrice, premio nobel per la letteratura.
Una donna impegnata, di successo, si imbatte in una vecchina scorbutica ed acerba.
Bisognosa di aiuto senza avere il coraggio per chiederlo, la vecchia signora porta a casa la sua giovane amica e ne fa la sua confidente.
Si genererà una storia che trae le sue origini dal passato estendendosi verso il futuro.
Giorni incerti per chi non ha pace nel cuore, abissi infiniti quelli del dolore.
Anni di povertà e poi il silenzio della solitudine.
Donne laboriose, maestre di vita per tutti.
Storie infallibili di menti umane dagli animi sofferenti.
Tra il dolore c’è sempre la gioia, bene prezioso e raro.
La vecchia Maudie ci insegna ad avere coraggio e a non abbandonare la coerenza di se stessi. Accettare i propri limiti. Andare semre avanti.
Non si è mai soli se si ha la voglia di graffiare ancora il mondo, nonostante tutto.
E se il corpo va via l’anima resta.
Nei ricordi.
Nella rabbia.
Nel pianto.
Luna

frase finale