L’assassinio del Commendatore

Le sue parole sono un nettare per i miei pensieri.
Murakami, io lo adoro.
E’ un viaggio nel tempo e nello spazio, nella conoscenza del più profondo lato di se stessi.

L’arte assume contorni indefiniti per poi realizzarsi nelle semplici linee del viso, e nei tratti incerti dell’uomo.
Il romanzo esplora le paure più profonde, indaga sul senso vero della vita e della morte.
Ci rivela l’importanza del contatto con la realtà e il lasciare andare i ricordi di chi ormai non è più con noi.
Ci culla nella morbidezza delle certezze più dolci della vita, nei caffè, nelle colazioni solitarie.
Ci anima di coraggio, ci porta davanti al senso pieno dell’esistenza.
Protagonista assoluta è l’arte e la creazione delle cose.
La forma dei pensieri rende magica l’idea della vita.
E le idee si manifestano in una concretezza spiazzante, fatta di colori e parole imprecise e deliranti.
La solitudine rivela un animo sofferente, in grado di riprendersi tutto ciò che ha perso per una imperitura e agghiacciante cecità.
Speranzosa come sempre, leggo il libro divorandone ogni pagina fino a raggiungerne la fine.
E quella arriva senza mai deludermi.
Le anime degli scomparsi non mi fanno paura, ma fanno da consolazione.
Perchè riprendere da dove ci eravamo fermati non sempre è un male.
Riacquistare ciò di cui ci eravamo separati può essere l’inizio di qualcosa di nuovo.
L’amore per la pace fa da perno alla volontà di reagire.
In un modo o nell’altro la vita ci sceglie.
E a volte sceglie per noi.
Estasiata da tanto animo, aggiungo cuore al cuore.
Ho voglia di sognare e, per attimo, chiudo gli occhi.
Mi raggiunge un’idea dall’alto della mia confusione.
Poi tutto è silenzio, e profonda serenità.
Luna

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Gli inconvenienti della vita

vita
Cameron è un maestro dei dialoghi.

Di lui mi colpisce molto la profonda introspezione, le riflessioni acute e pungenti, le sottili venature della vita.
Il libro si compone di due racconti, due storie d’amore e di fallimento, di delusioni dell’umana esistenza e  realizzazione della propria capacità personale di resistere alle difficoltà.
Resilienza, volontà di recupero.
I protagonisti presentano se stessi attraverso i propri pensieri, ognuno di loro ha subito una perdita che la vita non riuscirà mai a restituire.
A volte lo scambio di battute appare superficiale, ma nasconde dentro le aspettative di animi infranti e la voglia di ricominciare ancora, più di prima.
Mi ha lasciato dentro un’infinita solitudine e la nostalgia dei giorni felici.
Ho amato l’intensa sofferenza trasmessa attraverso l’indifferenza alla vita, la voglia di porre fine ad una lotta travagliata per poi ritrovare la voglia di farcela negli occhi dell’altro.
Anime che si attaccano ad altre anime distrutte.
Voglia di sentire ancora emozione di vita, passione dell’esistenza altrui.
Per chi vuole sapere che gusto ha la vita nonostante la perdita.
Per chi ha fame intensa di legami.
Per chi vuole vincere una sfida.
E, a modo proprio, ce la fa.
Luna

Cronache di un venditore di sangue

sangue
Udite udite, la scrittura di Yu Hua è davvero incantevole!
L’ho amato, dalla prima all’ultima pagina.

Troverete crudeltà, tristezza, profondo sacrificio e amore, tanto amore.
E’ il racconto di un uomo e della sua famiglia, della povertà della Cina durante la Rivoluzione Culturale, dell’amore per i  figli e di quello che un uomo è capace di fare per salvare la propria famiglia.
Xu Sanguan è il protagonista della vicenda che narra di un’antica usanza, molto diffusa nella Cina di quei tempi, relativa alla vendita del proprio sangue.
Donare il sangue per noi è un gesto volontario e solidale, per Xu Sanguan è solo un modo per guadagnare dei soldi, per tirare avanti e sopravvivere.
L’amore di questo uomo per i suoi figli si scopre poco a poco, a volte io stessa l’ho messo in dubbio, ma puntualmente mi veniva confermato dai gesti semplici e significativi che per quegli anni rappresentavano la volontà di andare avanti per non morire.
Un piatto caldo di spaghetti, il vino di miglio al ristorante, il rientro a casa sulle spalle del padre, questo è amore.

Commovente e divertente, che dire, unico.
Felice Uno, Felice Due e Felice Tre vi riempiranno la testa con i loro problemi e caratteri così differenti.
Le tradizioni cinesi si intravedono tra un episodio e un altro, la solidità dei legami e la voglia della verità fanno da cornice a questa storia davvero commovente.
Questo romanzo ha l’anima della battaglia, della lotta per resistere alla fame aggrappandosi alla vita, ad ogni singolo alito e respiro, all’amore che viene messo in discussione per poi sbocciare di nuovo, più di prima.
Ho fatto un viaggio nel corpo di un uomo, ho colto la sua sofferenza e disperazione quando credeva di essere in punto di morte.
Ho sentito i suoi lamenti, la forza d’animo, la sua energia sprigionarsi da ogni fibra del corpo, fino ad esplodere di luce e immagini.
Colore, sfumature crema, energia e agonia.
Cina, sangue, morte.
Vita.
Luna

L’amica geniale – La saga

geniale
Sono sicura che la maggior parte di voi ha cominciato a seguire la serie de “L’amica geniale”, in onda sulla Rai.

Diversi di voi avranno già letto la saga.
Pochi davvero, sono sicura, saranno rimasti all’oscuro del fenomeno che ruota attorno alla scrittrice Elena Ferrante.
La sua scrittura ha davvero fatto scalpore; esiste, non esiste?
Mi sono disinteressata alla reale paternità dell’opera e mi sono buttata, invece, nel pieno della sua lettura.
Mi sono fatta trascinare e sono arrivata fino a lì, fino a Napoli.
Dove tutto parte e tutto torna.
Dove vi è l’inizio e la fine delle cose. La Napoli oscura, ma mai nascosta.
La violenza fa da contorno, l’amicizia di Lila e Lenuccia ne riempie tutti gli spazi.
Una storia vera, inventata, che importa.
Un amore intenso, un inno alla vita e alla sua libertà.
Un canto alle donne. Deboli e forti. Luce e tenebra.
Voglio farmi riempire da queste immagini, di bimbi che si stringono la mano e affrontano il Male senza macchia nè paura.
Voglio godere della luce di Napoli e del suo mare che avvolge le difficoltà.
Voglio crogiolarmi fra le strade del rione per poi ritrovarmi a Firenze, Milano, Pisa.
Una storia di coraggio e di fallimenti, la storia di una vita.
La vita di queste due anime vicine nell’amore verso la libertà e l’emancipazione.
Fragili di fronte ai legami e alle paure.
Voglio augurarmi di essere quell’amica geniale e di averla, per ciò stesso, individuata nell’altra e portata con me nel tempo.
Auguro a voi di passare, insieme alle vostre di amiche geniali, un Natale sereno, in musica e canti.
E che le nostre famiglie possano trovare la pace che meritano.
E una serenità che sa di vivace armonia.
E di amore ritrovato.
Luna

L’arte di conoscere se stessi

Non è un genio e nemmeno un signore, anzi, alcune sue affermazioni possono davvere stare sullo stomaco.
E’ un pessimista introspettivo, ansioso, scostante.
Devastanti le sue parole nei confronti dell’umanità, poco gentile con le signore, avezzo alla solitudine e all’indifferenza per gli esseri umani.
Eterni sconsiderati capaci solo di far del male.
Parole moleste le sue, difficile dargli torto a volte.
Certe frasi mi sono entrate dentro le vene e bruciano ancora.
Schopenhauer ha imparato a vivere la vita a modo suo, escludendo gli altri.
Totalmente.
La sua mente fredda analizza fenomeni sociali come il matrimonio o le aggregazioni tra gli esseri viventi: niente di più folle potrebbe decidere di fare l’uomo.
La tortura sarebbe meglio rispetto alle unioni familiari perchè da essa prima o poi se ne potrebbe trovare sollievo, dal matrimonio no.
Gli uomini sono capaci solo di offendere, ferire l’animo altrui, deriderlo.
Cattive le sue parole più di ogni altra cosa, ma scavando bene nel loro profondo una verità comunque mi appare chiara.
Invidie, gelosie ci appartengono dunque, fanno parte dell’uomo.
Il nostro essere nutre risentimento nei confronti dei più eccelsi, è l’inconscio che parla.
L’uomo è fatto di debolezze, riuscendo tuttavia  ad essere portatore di profonda forza e ragionevolezza, essendo altresì vulnerabile.
L’introspezione fa paura ed essa stessa ci osserva.
“Da come gli altri si comportano con noi non dobbiamo desumere e apprendere chi siamo noi, bensì chi sono loro”.
Questa mi appare come luce nelle tenebre del mio infinito.
E seppur fragile appare l’umanità, da essa possiamo trarne grandi valori.
Considerando la storia di grandi anime.
E di ordinari fenomeni.
Luna

Abbiamo sempre vissuto nel castello

abbiamo
Strana storia questa. 

Quella di due bambine, di una famiglia, della sua morte.
Di un castello incantato, di una casa distrutta, di un destino segnato.
Le sorelline sopravvissute ci guideranno attraverso le varie stanze e camere della loro vita per portarci di fronte a quella verità che fa tanto male immaginare.
Una realtà scomoda, capace di far soffrire e di allontanare le anime più fragili.
La sedie a rotelle del caro zio avanza lentamente in giardino mentre Constance cucina il pranzo per tutti.
Merricat gironzola intorno alla casa con il suo fidato gatto e inventa giochi e malefici che nessuno è in grado di accertare.
Tutto scorre tranquillamente in una routine che sa di insano e gli abitanti della vecchia villa sono ormai fantasmi per l’intera comunità.
Ma ad un tratto ecco che irrompe lo sconosciuto, il male estraneo alle mura domestiche, capace di rompere l’equilibrio apparente e il legame sottile creato per farlo sopravvivere.
Come se questo non bastasse ecco le fiamme; alte e sfuggenti, in grado di distruggere ogni cosa e di ridurre in cenere gli antichi ricordi.
L’ignoto ingoierà l’immenso e la nebbia nasconderà la cenere addosso.
Le sorelline resteranno incastrate in questo strano mondo e gli abitanti che ne hanno fatto parte ne rimarranno esclusi per sempre.
Constance continuerà a cucinare, Merricat forse ballerà contenta.
Il cancello si ergerà alto, a protezione della casa.
E le nuvole che prima la abitavano, si dissolveranno lontano dalla villa.
Come d’incanto il maleficio avrà luogo.
Le streghe risorgeranno dalle loro tende, tutte insieme verso l’eterno invisibile.
Quello che non viene detto, ma si sa.
Quello che non viene fatto, ma si conosce.
Luna

L’arte di passare all’azione

azione
Sono stata in Giappone in luna di miele.

Il sole di Tokyo ha fatto sudare il mio cuore di profonde emozioni, Kyoto mi ha inebriata dei suoi profumi e odori, Kanazawa, Shirakawa- go e Takayama mi hanno stravolta e definitivamente stesa al suolo.
E’ un posto magico, in tutte le sue sfumature e contorni.
Ho assaporato i prodotti locali, ma ancor di più, ho carpito quello che per loro è il significato della vita, e della morte.
Il popolo giapponese ha una dignità che non ostenta e un’eleganza innata.
L’arte di passare all’azione ce l’hanno nel sangue, gli scorre lungo il corpo esile e scattante puntando direttamente al cuore.
La meditazione per loro non è un fermarsi ma un continuo divenire.
Ciò che a noi parrebbe lentezza in loro è concentrazione, tattica e intuito.
I problemi quotidiani non si superano con l’indifferenza e questo saggio non vuole risolvere tutti i quesiti che assillano la nostra vita.
E’ un gioiello da leggere e su cui riflettere.
Avevo bisogno di consegnare le mie emozioni su qualcosa che presentasse i miei problemi con leggerezza e naturalezza ed è stato davvero così.
Ho valutato ogni singola parola e non sono giunta a nessuna conclusione.
Ognuno di noi gestisce il tempo e gli affanni nella misura meno lacerante e pregnante.
Lottiamo ogni giorno contro le nostre paure quando invece l’unica cosa giusta da fare, credo, sia conviverci.
Niente passa per sempre e, a volte, le cose non si superano in maniera definitiva. 
A volte ritornano. E ritornano male.
Ho voglia di pensare che una soluzione c’è alle cose, ma è personalissima e non universale.
Forse si dovrebbero accettare tutte le nostre insicurezze, accoglierle dentro di noi.
L’ho capito durante questo lungo viaggio fatto di felicità e di profonda emozione.
Perchè niente nella vita è totalmente bello.
E niente totalmente brutto.
Luna